sabato 31 dicembre 2011

Good intentions


                                                                                     Ian Francis

Totale assenza di suono se escludo lo scrosciare della pioggia sul terrazzo e il campanello di Mimì mentre si sistema sui miei libri. Ogni anno compilo un'ipotetica lista di buoni propositi che puntualmente  vengono sapientemente  e incosciamente evitati.  Credo che farlo per me sia un pò come lavare i panni sporchi e stenderli fuori dal terrazzo  nell'attesa che asciughino, il problema è che prima o poi inizia a piovere, io non me ne accorgo e li lascio lì a marcire sotto la pioggia, insieme appunto ai "buoni propositi". Se provo a tirare le somme di questo 2011, immagino un lancio al bowling in cui faccio strike, è la tabula rasa che resta, su cui imprimere  concime per far si che possa nascere qualcosa di bello e sano. Il cambiamento s'impone come conditio sine qua non tanto per evitare di tentare sempre e fallire, ma se non altro per fallire meno. In realtà  non esistono cambiamenti autoimposti che producano un qualche tipo di frutto che non sia marcio dalla nascita. E' come fare una scala dai gradini infiniti, i primi passi  non sono pesanti ma man mano che sali le ginocchia  iniziano a tremare un pò per la stanchezza, un pò  per quella paura di vederti diverso  che non confidi neppure a te stesso. E lo sai in fondo che Love will tears us apart again.


"Per questo resti da sola, ma lo sai che prima o poi ci cascherai ancora
Come un’ idiota ti innamorerai di un’ altro idiota ancora
Lo sai, lo rifarai….sara’ la primavera, sara’ che gli idioti sbocciano come fiori sugli alberi….
E balli da sola, con mille occhi su di te e lasci senza parola ogni idiota che ti vede sorridere….
Ma quando scende la sera, lo sai lo sai lo sai che quel sorriso non dura… 
love will tear us apart again"



lunedì 26 dicembre 2011

L'equilibrio è un miracolo

                              Chelin Sanjuan

Appoggio le dita della mano al vetro della portafinestra di camera mia e osservo il buio che si fa spazio all'esterno, coprendo con la sua fitta coltre tutto il vivente e il non. Il silenzio è sempre lì in agguato pronto a sgomitare per farsi sempre più spazio, come quando in mezzo alla folla cerchi di trovare uno spazio tutto tuo. Riempio i vuoti con le parole, con i discorsi, non rinuncio alle astrazioni e uccido continuamente ogni parvenza di mutismo, forse perchè temo che possa scoprirmi o disarmarmi in qualche modo. Ma non sono neppure convinta che siano le parole la soluzione, magari a volte svuotano ancora di più del silenzio o peggio sono una nuova parvenza di nulla che si palesa con ambiguità. E' sempre la questione del senso che si da alle cose dette, fatte e pensate, che alla fine si risolve in qualcosa di unicamente e inequivocabilmente soggettivo. L'equilibrio è un miracolo è vero.





"Fuori è protetta da aculei, una vera e propria fortezza ma ho il sospetto che dentro sia semplice e raffinata come i ricci, animaletti fintamente indolenti, risolutamente solitari e terribilmente eleganti"
 Muriel Barbery

sabato 24 dicembre 2011

Partenze


                                              Zdzisław Beksiński

Le partenze fanno sempre lo stesso effetto. Credo sia un pò la distanza che si fa prepotentemente spazio, lasciando il vuoto. E' vero che possiamo perdere le persone? Credo di no. Le persone si allontanano perchè siamo noi a volere che ciò accade oppure sono loro a volerlo, una questione di libero arbitrio insomma. Quando le persone muoiono possiamo addossare il tutto al fato oppure al naturale corso degli eventi, c'è la vita e c'è la morte, c'è il bianco e c'è il nero. c'è il buio e c'è la luce ma sopratutto c'è il tutto e il niente.
In realtà non sopporto chi tenta di riesumare i morti, tirandoli in ballo come scudo protettivo o giustificazione, o ancor peggio come status raccogli mi piace su un social netwoork, sarebbe meglio e più opportuna una passeggiata all'ombra dei cipressi o un pensiero intimo e sincero, per ricordare i nostri affetti no?


"Era matta e tutta sbagliata. Era vera. Era una strada piena di curve assurde, e correva in aperta campagna, senza preoccuparsi mai di tornare. Senza nemmeno sapere bene dove stava andando. Era una di quelle strade su cui ci si ammazza." 
Alessandro Baricco 
 

mercoledì 21 dicembre 2011

Cold days



Anche quest'anno il freddo è arrivato, fino a pochi giorni fa c'erano ancora i colori autunnali, che amo tanto, ma adesso sono stati spazzati via dal gelo. Ogni inverno è sempre la stessa storia, un cambiare rotta che sembra tardare ad arrivare. Ci si indirizza verso una meta che sembra lì pronta ad essere raggiunta, come se si potesse equiparare il tutto al servirsi in un negozio dove l'oggetto del tuo desiderio si trova in uno scaffale troppo alto per il tuo metro e sessantasei scarso. Sembri convinta di volere proprio quell'oggetto così in alto, ma poi lo sfiori con la punta delle dita e ti rendi conto che al tatto tutto cambia, cambi idea, non lo vuoi più, forse non l'hai mai neppure voluto e ti eri solo convinta che fosse così. A questo punto ti guardi intorno, giri tra gli scaffali e capisci che non vuoi stare nel negozio e che in realtà non hai bisogno di nessuna di quelle belle cose lì esposte. Quindi torni in strada, cammini sui tappeti rossi, addobbi natalizi, guardi le luci e lasci che il freddo leda le mani che hai lasciato scoperte per la tua solita noncuranza. La pelle cambia un pò colore, si arrossa, si taglia, come un foglio sotto la spinta di dita troppo arrabbiate per consentirgli di esistere,  e tu sai che in fondo questo ti fa capire che sei ancora capace di sentire qualcosa. Vorresti tanto "Sentire tutto e in tutte le maniere", ma non sei sensista e non sai che non sarà mai così. Ci si può nascondere dietro milioni di corazze, miliardi di maschere, ma qualsiasi cosa tu sia, viene sempre fuori, si sa.


martedì 20 dicembre 2011

You can't stop me now



I want to know the place you hide
the prayers that you write 
and set your diaries on fire.

venerdì 16 dicembre 2011

Il nulla


M


Mi dici che ti emoziona il tramonto
ed io ti chiedo se ce l'hai per caso
in tasca un chewingum...

giovedì 8 dicembre 2011

Un campo lungo cinematografico



Tra turni diurni e turni notturni e materiali pericolosi
Noi tre, un vento insistente, i nostri futuri migliori
Guardavi attraverso e mi sorpassavi tra i passeggeri
Anche noi diremo che eravamo giovani e non soffrivamo di vertigini
Da qualche parte ci sono ancora quei rottami e quei castelli
Noi tre, un vento inesistente, i nostri futuri anteriori.

mercoledì 7 dicembre 2011

Dentro Marilyn

 
 
Lei è qua, falsità come, radioattività
Che mentre c'è da osare
Uccide lo spettacolo carnale
E l'anima brucia più di quanto illumini
Ma è un addestramento mentre attendo
che io m'accorga che so respirare

martedì 6 dicembre 2011

L'utopia è l'irrealizzato


Spero che il senso del patetico e dello stucchevole mi rimanga estraneo per più tempo possibile. Spesso uso le parole come se fossero molotov, le scaglio su chi non reputo degno della mia stima e magari sbaglio perchè ferisco, perchè sembra che mi atteggi a superiore della situazione, quando in realtà è solo nausea. La nausea che mi assale quando tutto viene banalizzato, svuotato, usato e abusato da soggetti con un quoziente intellettivo pari a 0,1. E' un sentimento strano, ma poi è giusto definirla sentimento? Magari è solo una finzione, una dissimulazione della realtà per celare che sono incostante, impaziente, suscettibile e spesso altamente detestabile. Vorrei molto che si usassero le parole per il loro corretto significato, come da vocabolario insomma, per cui se si parla di utopia non si può voler dire sogno. I sogni non sono utopia. L'utopia si crea nel momento in cui non sai da dove iniziare e perdi te stesso con la stessa facilità con cui perdi una penna dentro la borsa. L'importante è avere ben in testa la massima goethiana: "Io sono solo un pellegrino sulla terra, e voi, siete qualcosa di meglio?".


E' un mondo diverso che voglio, altro che storie, senza nè despoti nè preti, più giusto e libero se vuoi dove abbracciare il sole, il mare, la terra e l'amore. 

Il Teatro degli Orrori- Direzioni diverse



Don't tell everybody at the table about your dreams!

lunedì 5 dicembre 2011

Si sa che la gente da buoni consigli quando non può più dar cattivo esempio




Mi danno fastidio le persone che cercano di darsi un tono attegiandosi a superiori e pensando che la diversità sia negli altri e non in loro. Troppo comodo come ragionamento e anche abbastanza sciocco. Non si tratta di stabilire se il "diverso" è meglio o peggio, è una questione relativa al conformarsi ad un modello o ad un altro. L'irriverenza può essere il mezzo per diversificarsi, per dire che alla fine non importa quello che pensano le persone che ti stanno attorno e che magari neppure li seguono i tuoi discorsi. Quello che conta è mantenere se stessi di fronte allo scorrere inutile dei più, nel loro appassire di fronte all'indifferenza. Tutti siamo utili, nessuno indispensabile, è vero. Ma di più vero c'è che se riesci a fare anche un passo che possa cambiare qualcosa per te o per chi ti sta intorno non ti sei limitato all'apparire ma hai lasciato un segno anche tu.



Dici che i tuoi fiori
si sono rovinati
non hai abilità
questa nazione è brutta
ti fa sentire asciutta
senza volontà
e gioca a fare Dio
manipolando il tuo DNA
così se vuoi cambiare
invece resti uguale
per l'eternità

ma non c'è niente
che sia per sempre
perciò se è da un po'
che stai così male
il tuo diploma in fallimento
è una laurea per reagire



giovedì 1 dicembre 2011

Un rettile può cambiar pelle ma non cambia mai il cuore




Freddo che mi congela le mani, lascia segni striati di rosso che bruciano a contatto con l'aria. Guardo dalla finestra l'azzurro del mare che si mischia col cielo sull'orizzonte, le nuvole chiazzano il cielo come cicatrici ad andamento variabile, sembrano ghiacciate anche loro, ma dietro c'è pur sempre il sole che le riscalda. E' la riprova che si può fuggire quanto si vuole da se stessi, puo diventare un maratoneta a furia di correre via da te stesso, oppure un professionista di palla avvelenata a furia di scansare ogni parvenza di novità che magari ti possa scuotere. Occorrerebbe magari uscire dalla prassi ormai congenita e realizzare pienamente che è possibile correre anche in altre direzioni, oppure fermarsi e darsi pace ogni tanto.


martedì 29 novembre 2011

Perchè tutto questo volere non diventa energia e non ci spazza via

                                                         Vladimir Kush



Penso alle paure che ognuno di noi si porta dietro, come fedeli cani da guardia, pronte ad abbaiare contro qualsiasi cosa che possa mettere in discussione la loro esistenza. Man mano che cresci le paure cambiano, passi dalla paura del buio alla paura della luce, dalla paura dei mostri alla paura degli altri ma se c'è una paura che rimane sempre lì è quella dei fantasmi. I fantasmi che ti porti dentro e dietro perchè non hai detto o fatto abbastanza, perchè avresti voluto ma non hai fatto in modo che fosse. Il problema è che quando stai al buio per troppo tempo ti abitui, e l'abitudine uccide tutto, ti atrofizza dentro. Quando stai con gli occhi chiusi per molto tempo e poi rivedi la luce, rimani accecato hai paura e magari provi a scappare via e tornare da dove sei venuto, ma se provi ad abituarti ti rendi conto che vedere la luce non è poi così fastidioso, ma che può essere come prendere una bella boccata d'aria pulita.



Ai tuoi modi di fare
non sembra che importi
il colore del vetro
e l’inganno che hai dentro

Al tuo cuore di pietra
non sembra che importi
il muro che ho dentro
e l’incanto che hai spento

sabato 26 novembre 2011

E' una questione di qualità o una formalità

                                                   Vladimir Kush




Molti non riescono a dare una svolta alle proprie vite per paura, paura di rimanere da soli, di essere giudicati, di chiudere una porta per cadere in un buco. E' un errore creder speciali storie normali. E' sbagliato nascondere il proprio masochismo dietro istinti materni, finto buonismo, dietro finta compassione. La compassione è una cosa patetica, non esiste e tu non puoi tenerti qualcuno vicino perchè lo compatisci. Quello che si palesa in realtà, ed è giusto che sia così, è un sano egoismo che non legittimi la volontà di stare male insita spesso nell'essere umano. E' difficile gestire le relazioni umane, quasi quanto la cognizione del dolore, specie dove vero e giustificato. Magari a volte fai la grande consigliera, la risolutrice degli altrui problemi per dimenticare che i tuoi pensieri sono chiodi piantati in fondo ai neuroni, in fondo al cuore, in fondo dentro di te, lì nella fosse comune del reale che non accetterai mai. Per tralasciare l'acido che scorre nelle vene e corrode ogni parvenza di cellula intatta. L'acido, il fiele, corrode ma nello stesso tempo anestetizza, lede la necrosi. Quindi è chiaro che è una questione di qualità, la formalità è il vuoto apparire senza essere nulla. Tra essere e forma, meglio essere.

Il poeta è un fingitore, finge così completamente bene  che è dolore il dolore che davvero sente.
Fernando Pessoa



Saying meanwhile can't we look the other way?
You're weightless, semi-erotic
You need someone to take you there
Saying meanwhile can't we look the other way?
Why can't we just play the other game?
Why can't we just look the other way?

venerdì 25 novembre 2011

A chi mai dentro di sè il vuoto misurò

                                                         Vladimir Kush


Camminando per strada da dietro gli occhiali scuri osservo tutto ciò che mi scorre attorno, dal tizio che passa in bicicletta, al cane randagio che mi passa accanto, al marciapiede semidevastato dopo un'incidente. Non posso fare a meno di abbandonare i pensieri tra le note del mio lettore mp3. Ho l'impressione di essere così vuota da potermi perdere dentro me stessa, o di essere così piena di me di essere sul punto di non riuscire più a contenere nulla. Essere una spugna può essere duro, devi assorbire fino in fondo, e hai sempre paura di non fare abbastanza. E' come quando senti che vorresti dire un milione di cose ma c'è come un muro in cui rimbalzano, si sgretolano, come neve al sole. E' sempre lo stesso fatto: la dicotomia tra quello che sei e  quello che vorresti, tra quello che pensi e quello che dici. Sarebbe  più facile se fosse così come dice De Andrè: "Tira sassi nel cielo e nel mare ogni volta che colpisce una stella chiude gli occhi e si mette a sognare chiude gli occhi e si mette a volare".


Non sono niente,
non sarò mai niente,
non posso voler d'essere niente.
A parte questo ho in me tutti
i sogni del mondo.

Alvaro de Campos (Fernando Pessoa)

giovedì 24 novembre 2011

Musa di nessuno come sei che non sai di niente ma di te




Si dice che pensare non ha mai fatto male a nessuno, ma fino a che punto è così? Capita a volte consapevolmente, altre meno di entrare in un labirinto e di essere senza nessun filo di Arianna. Ci si può soffocare con un pensiero, ti manca l'aria e non solo ai polmoni, è l'aria al cervello e hai solo un ammasso di ossigeno sporco che non fa respirare. Almeno però sai che è già sporco e non c'è il rischio che qualcun altro lo infetti di nuovo, tanto si sa l'ossigeno pulito lo è sempre per poco.

E l'anima brucia più di quanto illumini  ma è un addestramento mentre attendo che io m'accorga che so respirare...
Afterhours

A shoeless child on a swing
Reminds you of your own again
She took away your troubles
Oh but then again
She left pain
Please, save your life
Because you've only got one
The dream has gone
But the baby is real
Oh you did a good thing
She could have been a poet
Or she could have been a fool
Oh you did a bad thing
And I'm not happy
And I'm not sad.

mercoledì 23 novembre 2011

Asking why

                                                    Alvarez Cebrian


E mi chiedo come faccio a fare in modo che tutto sia e nulla sembri. Non è questione della forza che manca, quella c'è sempre ed è la forza della passività, del silenzio, della malcelata verità. E' lo sguardo che sfuggo quando ti parlo, quando ti racconto di me e ti mento dicendo che non scrivo più.  Quello che scrivo ti farebbe del male allora io lo seppellisco e preferisco che almeno questo colpisca me.  E allora sto zitta e guardo dalla finestra bianca, come tutto attorno a me, il mare e ti chiedo se vuoi che abbassi il volume della televisione e se vuoi che ti sbucci una mela e quando mi dici di sì, capisco che in fondo reciti anche tu.

E' vero,  per sentire dolore non serve sanguinare.




And I'm tired, and I'm tired
is that the truth he says
the pain is easy
too many words, too many words.

lunedì 21 novembre 2011

Penso che penso troppo





Mi chiedo troppe volte il perchè di cose che non solo non hanno una motivazione ma sono addirittura ben lontane da avere anche una parvenza di razionalità. Mi hanno detto che cercare la ratio di come stanno le cose è sintomo d'intelligenza, d'intuitività, ma credo che sia più una questione di testardaggine. A volte l'ingenuità, il prendere le cose così come sono, vuote e senza senso, è più salutare che cercare di trovare un significato al non sense. Forse è anche una questione di dare il giusto peso, la giusta importanza a fatti, persone o cose, senza sminuire e senza generare alcun dubbio. Riuscire ad essere perfetti, nell'imperfezione, nell'impertinenza, nell'irriverenza. Perfetti imperfetti in tutto e niente.

"Sentire tutto in tutte le maniere, vivere tutto da tutte le parti, essere la stessa cosa in tutti i modi possibili allo stesso tempo, realizzare in sè tutta l'umanità di tutti i momenti in un solo momento diffuso, profuso, completo e distante".
Fernando Pessoa



domenica 20 novembre 2011

Hai paura del buio?

                                                                             Vladimir Kush


A volte sono un fiume in piena con gli argini devastati. Lascio che tutto ciò che penso, sento venga fuori come una valanga di fango e detriti. Altre volte sono un deserto torrido e secco da cui non si può tirar fuori niente se non sabbia. Camminando costantemente in bilico tra buio e luce mi rendo conto che il. buio spegne ogni parvenza di sconvolgimento ottico. Ma non è più un problema d'opposti, è piuttosto una questione di sfumature. Le sfumature ti differenziano, t'identificano come una targhetta appesa al muro, garanzia dell'ingarantibile. Le sicurezze sono trappole che ci costruiamo per paura del buio, è solo quando impari a spegnere l'interrutore senza muovere un dito che ti rendi conto che si può vivere stabilendo quando è ora di illuminarsi e quando è ora di spegnersi.

"Diciamocelo: sono atterrita, atterrita e agghiacciata. Innanzi tutto, immagino, ho paura per me stessa... il vecchio, primitivo istinto di sopravvivenza. Sta insorgendo, perciò vivo ogni momento con una terribile intensità. Ieri sera tornando da Boston, mi sono abbandonata sul sedile e ho lasciato che le luci colorate, la musica della radio, l'immagine riflessa del ragazzo che guidava mi venissero incontro. Tutto fluiva su di me con un lancinante grido di dolore... ricorda, ricorda, questo sta accadendo ora, ora, ora. Vivilo, sentilo, stringilo. Voglio diventare pienamente conscia di tutto ciò che finora ho dato per scontato. Ti colpisce con più forza quando senti che potrebbe essere l'addio, l'ultima volta. 
Devo avere qualcosa. Voglio finirla con tutto, con questo enorme, grottesco scherzo, prima che sia troppo tardi. Però non sembra che scrivere poesie e lettere serva a molto. I grandi uomini sono tutti sordi; non vogliono sentire il minimo scricchiolio mentre attraversano la strada con i loro scarponi chiodati. Ed, ho l'impressione che tutto questo ti sembrerà un pò delirante. Come me, del resto."

Sylvia Plath- Diari





Le nostre difese sfidano la follia
Che ormai non sa di niente, niente, niente, niente.....

sabato 19 novembre 2011

Ineluttabile


Nessuna possibilità di condividere sfiducia
costretti a un'immobilità colpevole

Il buio è un peso, è un imbroglio e brucia come il fuoco
Le cose opache lì intorno si muovono:
detta il ritmo lo smacco di ogni preghiera
e non c'è pace latente da cogliere.

venerdì 18 novembre 2011

E allora tolgo il superfluo dall'altra metà di me stesso

                                                                               Renzo Verdone


Di quanti strati puoi essere fatto? Di quante sfaccettature si può comporre una persona, e di quante se ne comporrà nel prossimo futuro è inimmaginabile. E' un pò come quando stai lì a parlare, a creare frasi senza pensare che con quelle stesse parole potresti dire mille cose diverse. Ci sono cose di cui non parli mai, cose che seppellisci in un Porto sepolto per cui devi trasformarti in un palombaro per andare lì in mezzo alla fossa comune per ritirarli fuori e non lasciare che tutto passi senza passare mai. Puoi seppellire qualsiasi cosa del resto Dostoevskij lo dice chiaramente che quel vigliacco dell'uomo si abitua a tutto alla fine.  Il problema è che quando seppellisci devi seppellire qualcosa che dentro di te è già morto da un pò, perchè si sa il vivo alla fine torna sempre a galla, scalciando e urlando. Fortuna che sono diventata una specialista di sepolture e non mi lascio ingannare più come prima, avendo perfetta percezione del momento in cui arriva l'ora x che porta dalle scale di una stanza dorata allo scantinato umido e gelido del dimenticatoio.





Temevo che la furia del mio vento
rovinasse tutti i germogli belli e veri,
e il mio sole è brillato e brillato,
ed il mio vento non ha mai soffiato.

Ma un germoglio bello o vero
non fu trovato su nessun albero,
perché tutti i germogli crebbero e crebbero
senza frutti, falsi, anche se belli da vedere.

 William Blake

giovedì 17 novembre 2011

Fear of the dark

                                   Salvador Dalì

Intavolare discussioni sulle relazioni umane è sempre risolutivo e illuminante. Il confronto quando non si esaurisce in sterile battibecco tra incoscienti è ciò che riesce più ad arricchirmi, forse anche più dei miei amati libri. Poter esprimersi senza lo spasmodico autocontrollo di cui devi nutrirti è liberatorio. Adesso mi chiedo però come si può aver paura, paura di mostrare se stessi con la persona con cui si sta, con gli amici, con chi hai intorno. E' triste pensare e sapere di non potersi sbilanciare, perchè siamo sempre lì a camminare su un filo così labile e sottile, che un minimo passo falso ti fa precipitare. E quando precipiti nel tunnel se non sai uscirne, le uniche soluzioni che puoi avere è arredarlo oppure abbatterne le pareti e uscire allo scoperto, magari con il rischio di bruciarti o congelarti, ma con la certezza di aver pur sempre fatto qualcosa per autoliberarti.


And mouth and eyes and heart all bleed
And run in thickening streams of greed
As bit by bit it starts the need
To just let go
My party piece.

mercoledì 16 novembre 2011

The truth

                                         Jake Baddeley



Verità è la parola più usata del vocabolario italiano. Tutti pronti a tirarla in ballo al momento opportuno a pro
e sproposito. Se tutti fossimo i paladini del vero come amiamo ritrarci non ci sarebbe tutta questa apatia che offusca come nebbia ogni percezione del reale. Volendo, anche la verità è un concetto relativo. Spesso mi capita di sapere esattamente le mie verità ma di trascurarle volutamente per evitare di schiantarmici contro. Quando celo qualcosa la prima a cui la nascondo sono io. Ho una perfetta conoscenza della mia persona, dei miei limiti, dei miei difetti e di tutti gli aspetti che dovrei, ma  non voglio cambiare, perchè mi farebbero perdere me stessa.  Il mio limite più grande è forse quello di non credere alle verità altrui e nemmeno alle mie e di accettare tutto e niente con beneficio d'inventario.

"Sono fortemente socievole in modo fortemente negativo. Sono la inoffensività incarnata. Ma non sono altro che questo, non voglio essere altro che questo, non posso essere altro che questo. Verso tutto ciò che esiste ho una tenerezza dello sguardo, un affetto dell'intelligenza: niente del cuore. Non ho fede in niente, speranza in niente, carità per niente. Aborro con nausea e spavento i sinceri di tutte le sincerità  e i mistici di tutti i misticismi; o meglio le sincerità di tutti i sinceri e i misticismi di tutti i mistici. E' una nausea quasi fisica, allorchè questi misticismi sono attivi, allorchè pretendono di convincere l'intelligenza altrui, o di muovere la volontà altrui, di trovare la verità o di riformare il mondo".


Fernando Pessoa


lunedì 14 novembre 2011

domenica 13 novembre 2011

Enjoy the silence


Una volta mi chiesero di scrivere un saggio sul silenzio e io, che ero sempre piena di discorsi e di pensieri, lasciai il foglio bianco. Bianco perchè per me il silenzio era inconcepibile, così come il bianco come colore. Il silenzio è bianco, il resto è nero come il cielo di oggi, e manca sempre il grigio, la via di mezzo che edulcora gli estremi. Gli estremi che ti rendono capace di grandi amori, di grandi odii, di grandi incazzature e di gigantesche astrazioni mentali. Il silenzio ed io abbiamo sempre viaggiato su binari paralleli destinati a non incontrarsi ma scontrarsi e deragliare prima o poi.Oggi non m'inquieta più il silenzio, anzi mi quieta, è come un fiume gelato che spegne temporaneamente i pensieri incendiari che mi porto dentro.

Al soffocante caldo preferisco il gelido freddo.  


When your eyes don't speak the truth
and denial is your muse
when your life follows a plan,
your convenience is banned
.

venerdì 11 novembre 2011

Should I stay or should I go?

 
                                                                            Vladimir Kush

Il sole esce dalle nuvole ma piove lo stesso. L'indecisione è un male incurabile ecco perchè ho scelto di volere solo anestetici sorrisi.  L'ironia è la panacea di tutti i mali. Farsi una bella risata può essere non solo liberatorio ma anche consolatorio. Il tutto cambia per rimanere sempre uguale è diventata il vangelo di oggi, Tomasi da Lampedusa ne sarà felice, ha creato un bel motto di spirito. Ma c'è sempre una soluzione diversa, una possibilità migliore di quella che hai scelto e ti chiederai sempre perchè non ci hai pensato prima. E' come quando imbocchi una strada per arrivare ad una meta lontanissima, e ad un tratto ti rendi conto che non avevi bisogno di arrivarci. Che era tutto un guardare il riflesso di un attore che si lasciava vivere recitando la parte peggiore di tutto il film, quella del diventare leggero come una piuma spennata. La noia è taedium vitae diceva Seneca, e quanto aveva ragione. Il problema è realizzarlo e dopo fare in modo che rimanga estraneo.
 In fondo il problema maggiore di oggi è per i più l' 11-11-11. Quindi perchè non darsi alla numerologia, a Pitagora a Nostradamus e pensarci domani?


Coloro che come me hanno sogni senza illusioni.                                                                        Fernando Pessoa




 Should I stay or should I go now?
If I go there will be trouble
An' if I stay it will be double!
 
 
 
 


giovedì 10 novembre 2011

Bisogna scrivere, bisogna credere e all'infinito tendere

                                                                                                                                         Vladimir Kush


A Dream within a dream

Take this kiss upon the brow!
And, in parting from you now,
Thus much let me avow
You are not wrong, who deem
That my days have been a dream;
Yet if hope has flown away
In a night, or in a day,
In a vision, or in none,
Is it therefore the less gone?
All that we see or seem
Is but a dream within a dream. 
 
                                                         E.A. Poe 
 
 


Tempo al tempo, madido di vento!

lunedì 7 novembre 2011

domenica 6 novembre 2011

mercoledì 2 novembre 2011

Pensa se adesso nevicasse




Come d'inverno, impassibile con la neve che ti copre le braccia, e qualsiasi parte di te, e il ghiaccio sotto le  scarpe troppo scomode, pronto a sbriciolarsi ad ogni minima parvenza di passo.  E vorresti passare, andare oltre ma è come se il ghiaccio fosse cemento armato, o peggio un prolungamento dei tuoi piedi. E' come quando respiri l'aria fredda e ti resta nei polmoni tanto da congelarti dentro. Riempio di post it cervello, computer e scrivania, come posso dimenticarmi con quest'invasione tutti i pensieri che si scagliano con forza sbattendo sugli scogli della mia mente? Non posso.  Così come non posso urlare, perchè la voce rimane bloccata a mezz'aria, così come i maledetti idiomi che non dirò mai.



  
E' che ho qualcosa di freddo nel carattere. Sono io la prima a dirlo.
Haruki Murakami.


  
 

domenica 30 ottobre 2011

Programmerò il mio umore artificialmente


"Sai di vivere una vita che è contronatura, dove un giorno è per la notte
dove la paura va scacciata via in un attimo, in un gesto attento di quell'anima un pò scura che ti
porti dentro. O forse è naturale inseguire il destino, perder l'innocenza per sentirsi bambino e dalle facce appese alle circostanze fai un sorriso beffardo e non ti accorgi neanche"

sabato 29 ottobre 2011

Don't let me now


Atterrare su un piano rigido e schiantarsi con qualcosa che non potevi immaginare, atterrisce, distrugge. A volte è come vivere una realtà al limite del grottesco, dell'assurdo, non ne hai neppure percezione eppure continui a tremare e temere. Ci si rende conto che i guai sentimentali sono l'ultimo pensiero, l'ultima sciocchezza in confronto alla vita delle persone che ami, che per te ci sono sempre state, che hanno pianto e riso con te, che ti hanno sopportato nei momenti più deliranti, più vuoti, che erano lì quando ti lamentavi perchè qualcosa non ti piaceva, oppure inneggiavi al combattere le ingiustizie, che ti hanno appoggiato quando nessuno credeva che potevi farcela. Il senso del tragico, della catastrofe è più forte di qualsiasi altra percezione, probabilmente il mio diffidare fino all'inverosimile, mi porta a non avere neppure fiducia nelle ipotesi dei medici, che prima dicono x e subito dopo y, come se si stesse parlando della scelta tra due dolci, invece che della vita della gente. Quello che temo è di non avere più il tempo per raccontarti tutto quello che avrei voluto dirti, ma soprattutto che sei la persona a cui voglio più bene al mondo, anche se spesso ho inscenato proprio con te scontri armati. Vederti lì in quel letto è una coltellata allo stomaco ogni volta che provo ad avvicinarmi, eppure tu trovi la forza di scherzare e io quella di non piangere, perchè devo essere quella forte. E poi sapere, e non poterti dire che so. Vorrei dirti: "Scusami per tutte le volte che ti ho aggredita e me la sono presa con te perchè non mi capivi e poi perchè non volevo nemmeno che ci provassi". Ma so che le parole rimarranno lì sospese nel nulla, nel vuoto di una stanza che odora di disinfettante e dolore. 

 
If I could start again a million miles away I would keep myself I would find a way...

martedì 25 ottobre 2011

L'elefante bianco


Alza il pugno senza tremare
Guarda in viso la tua realtà
Guarda avanti non ci pensare
La storia viaggia insieme a te.

domenica 23 ottobre 2011

Strange days have found us and through their strange hours we linger alone



Svegliarsi più stanchi di quando si è andati a dormire. Come se avessi lottato tutta la notte con non so chi. Sogni allucinanti e allucinati, degni del peggior splatter esistente in commercio. Non chiedo a nessuno di capirmi, ma le persone che hanno la presunzione di dire e soprattutto di credere cosa ci sia nel mio incoscio m'innervosicono,  mi fanno diventare odiosa e intollerante. Tutti dovremmo farci un bel lavaggio del cervello e smettere di avere la presunzione di saper capire gli altri, perchè spesso neppure loro riescono a capirsi. Io per esempio non mi capisco sempre. De Silva scrive "La gente non ha le emozioni chiare, altro che le idee" ed io sono portata a giungere alla sua stessa conclusione e cioè: Non avevo capito niente. Meno male però che non avevo è imperfetto e che il mio grandioso istinto di autoconservazione mi ha urlato rompendo l'argine dell'offuscamento: Scappa più veloce che puoi. Ancora una volta mi sono salvata. Chiudo con Pessoa và:
"Ho sempre rifiutato di essere compreso. Essere compreso significa prostituirsi. Preferisco essere preso seriamente per quello che non sono, ignorato umanamente con decenza e naturalezza."



Strange days have found us And through their strange hours We linger alone Bodies confused Memories misused As we run from the day To a strange night of stone....

sabato 22 ottobre 2011

venerdì 21 ottobre 2011

Ucciso Gheddafi



Bene, la grande notizia è arrivata, finalmente è morto il rais. In Libia è festa, in America altrettanto. Berlusconi dice che la guerra è finita, ma solo fino a pochi anni fa era diventato il suo "compare prediletto", e deve dire proprio grazie a lui se ha imparato il bunga bunga (ma questi sono dettagli no?). Gheddafi era un desposta, uno che torturava la gente, che reprimeva la libertà di manifestazione non solo del pensiero ma anche dell'essere, tutto verissimo e comprovato. Ma l'occidente che è portatore di grandi valori, di democrazia, di legalità, del giusto processo che fa? Lo uccide. Ovvio così come ha fatto mesi fa con Bin Laden. Abbiamo a disposizione tribunali internazionali di ogni sorta, per giudicare e punire le gross violation (ossia le violazioni più gravi che comportano una lesione alla natura umana, come violenze, stupri, violenze gratuite etc), eppure due dei criminali più pericolosi degli ultimi anni sono stati fucilati a sangue freddo. Si pone l'omicidio come soluzione necessaria e come gesto su cui festeggiare. Ma credo ci sia ben poco da festeggiare, se i grandi paesi democratici risolvono tutto sparando. Forse è un mezzo più efficace, anzi lo è senza dubbio, ma credo che far scontare il resto dei loro giorni in un carcere a questi individui sia molto più incisivo e coerente con i valori che tanto diciamo di propugnare. Del resto però la prassi è questa ormai. Paesi che aiutano altri paesi a democraticizzarsi, ad aprirsi al mondo tramite l'uso dei mezzi minimi di comunicazione, che poi al loro interno fanno leggi per manipolare ciò che qualsiasi individuo esprime liberamente secondo quanto la stessa Costituzione (che nel caso se lo fossero dimenticato è Legge prima tra tutte che racchiude principi inviolabili) gli consente di fare. Combattiamo la guerra con altra guerra, e poi ci stupiamo se i manifestanti diventano violenti, quando bisogna mettere anche il margine di dubbio, che sia stato un intento collaterale quello di rendere un caos il corteo per alleggerirlo di contenuto. Quanto siamo democratici.


Sai cosa faccio scrivo una canzone sulle cose come stanno perché stanno tutte lì e se tornano poi se ne vanno. E puoi cercarle negli abbracci quelli che lascian soli per sempre quando si conta fino a dieci tenendo gli occhi ben serrati senza estrazione, senza vittoria.

giovedì 20 ottobre 2011

Walking in the woods



Le grandi idee che risultano essere delle pessime idee ti colgono quando meno te lo aspetti: passeggiata nei boschi per riflettere. Cercavo il silenzio ed ho scoperto che proprio il silenzio mi atterrisce e mi paralizza il respiro. Cercavo di trovare l'ispirazione e mi rendo conto di non averla voluta semplicemente vedere. Mi rendo conto che quando sono in montagna vorrei essere al mare. E' la parabola dei miei giorni credo di volere il bianco ma in realtà voglio il nero, mi convinco delle cose perchè dentro di me so che è meglio così, ma il risultao finale è sempre lo stesso, non mi accontento e divento nevrotica. Scrivo qualcosa e dopo due secondi finisce nella spazzatura perchè troppo mediocre, troppo scadente, potrei fare un favore agli alberi e smettere di sprecare carta, si forse la soluzione migliore è usare il pc. Il problema è che quando scrivo al pc ho l'impressione che le parole, le cose che voglio dire perdano valore, si svuotino e si trasformino in inutili segni luminosi. Quando scrivo su carta è diverso, si crea un rapporto diverso, materiale, fisico con le parole che escono fuori dalla penna impugnata, a mò di pugnale, dalla mia mano. Le parole sono la cosa pù bella e la cosa più brutta che esiste. Ti riempiono a volte, altre ti uccidono. Forse alla teoria delle parole è preferibile la prassi dei fatti.


E tutto sembra buono in questa nuova ebbrezza dove in cambio del tuo niente ti danno una carezza. Chissa'...

mercoledì 19 ottobre 2011

E voglio un pensiero superficiale che renda la pelle splendida



Com'è stancante correre da un posto all'altro, pensare a più cose contemporaneamente. A volte vorrei solo resettare il tutto e ripartire da capo, ma so che dopo poco sarei allo stesso punto di ora. Credo che fare ragionamenti elementari semplifichi di molto le cose, se si assume che A+B=C e solo questa è l'unica opzione possibile, tutto diventa più facile, è solo che io metto come risposta/soluzione potenziale tutte le lettere dell'alfabeto e incasino tutto. La mattina cammino per strada come se appartenessi ad un altro mondo, sempre sovrappensiero, sempre persa nelle mie contorsioni mentali, che peggiorano nel corso della giornata. Del resto i Bluvertigo cantano: "Sovrappensiero ti guardi vivere e ti incammini puoi fare tante cose contemporaneamente raggiungi alti livelli di comunicazione raggiungi altri livelli di concentrazione assisti ad una spiegazione (e ne alteri il contenuto) ", e sembra proprio la colonna sonora di oggi e chissà di domani.

domenica 16 ottobre 2011

Another time



E ancora  una volta ho dimostrato chi sono. Sono una che se ne frega dello status, che usa i soldi per quello che sono, un semplice mezzo per ottenere qualcosa che le piace/di cui ha bisogno e non per comprarsi l'affetto della gente o le loro attenzioni. Che vita patetica quella di chi crede che tutto ha una quantificazione monetaria. Per me voglio una vita anche orrenda piena zeppa di casini, ma senza costrizioni, senza corruzioni, senza persone che cercano di corrodere le mie idee e di comprare la mia persona come ad un'asta di paese. Magari non ho la  più pallida idea di che cosa vuol dire essere innamorati, ma so che se non si provano emozioni non si va da nessuna parte, e io non mi emoziono più da troppo. De andrè canta: "O resterai più semplicemente dove un attimo vale un altro senza chiederti come mai, continuerai a farti scegliere o finalmente sceglierai", e io dico che sceglierò e non mi accontenterò più dell'essere scelta. Se alla gente vengono i complessi d'inferiorità quando parlano con me il problema è solo loro, mi rifiuto di appiattirmi per la finta vittima d'inferiorità di turno. Provo ribrezzo per il vittimismo fine a se stesso e per le persone che per tutelare i propri interessi manderebbero alla ghigliottina anche una persona che non centra un accidente. Ma di cosa mi stupisco? In fondo l'andazzo è questo in tutto. Pensiamo semplicemente a quelli che hanno cominciato a fare violenza senza costrutto durante la manifestazione, a che pro? per dire cosa se non per passare dalla parte di chi combatti. Come si può diventare così proiettati verso se stessi e dimenticare tutta la gente che ti sta attorno?





Ma vedo ciò che credi invisibile...




C'è sempre di peggio dietro l'angolo


mercoledì 12 ottobre 2011

Dimenticarsi


Quando dimentichi una cosa o qualcuno le ipotesi sono tre:
a) o sei smemorato per natura;
b) o sei talmente bravo da riuscire a farti il lavaggio del cervello da solo;
c) o  non c'era  un motivo per ricordare la suddetta cosa o persona.
La prima ipotesi in realtà è quella più semplice, è un limite che va registrato così per quello che è, magari si ha sto limite ma insieme mille altre potenzialità illimitate.
La seconda ipotesi ritrae una forza di volontà, forse pari alla volontà di potenza nietzschiana, con annessa una capacità di autodeterminazione altrettanto altra.
La terza ipotesi è la più ambigua di tutte perchè si potrebbe reputare che quel soggetto/oggetto non abbia avuto parte determinante in nessun fatto/atto con cui si è entrati a contatto, oppure che lo stesso ne sia stato talmente parte da dover essere rimosso per evitare l'effetto collaterale che comporta il suo ricordo. E' un pò come Eternal sunshine of a spotless mind.
Quindi la domanda è: meglio ricordare o buttare nel dimenticatoio?


If only we remembered  as much as we forget...

martedì 11 ottobre 2011

People are stange




La gente è strana, ti fa regali senza motivo, o forse per comprare la tua attenzione, e tu devi per forza accettarli, non sopportano i no, e se gli sbatti in faccia un bel rifiuto ti prendono per stronza. E' ancora più divertente pensare ad amici che non vedi/senti da anni, che ti salutano per strada una volta si e l'altra no, a cui improvvisamente dopo il tuo ignorarli, viene voglia di rivederti "da vicino" chissà poi a quale pro. E' triste pensare all'opportunismo che ci pervade in ogni aspetto della nostra esistenza dal lavoro,ai sentimenti, all'amicizia e anche alla semplice conoscenza, tutto diventa utile se sfruttabile in qualche modo. Pensare che le relazioni umane siano uno scambio d'interessi è davvero squallido. Credo di odiare tutto questo, di soffire della nausea di Sartre verso i più, mi da fastidio la banalità e l'ovvietà ma ancor più il finto essere originali che sfocia nel patetico. Col passare dei giorni elaboro cosa non voglio e sviluppo la percezione di me stessa. Oggi ho sentito questa frase che vorrei tatuarmi in testa per non dimenticarla mai: Tutti dovete avere un sogno, altrimenti che senso ha quello che fate? L'importante credo che sia che il sogno sia tuo, e che gli altri ne divengano parte solo dopo averlo realizzato.


Everybody's looking for something. Some of them want to use you