venerdì 30 marzo 2012

Agnelli-Clementi- Anche se non ho le ali non vuol dire che non ti ami


E mentre guardavi lui che si allontanava hai pensato che c'eri solo tu. Poi ti sei voltata e ti sei accorta che c'ero anch'io. Un cadavere e una donna finita. Chi è più morto fra noi due? Per un attimo l'hai creduto davvero che io potessi essere il tuo angelo custode. Poi hai pensato che gli angeli custodi non possono morire e la tua razionalità l'ha avuta vinta sulla realtà. Sei proprio una sfigata, Topino, a credere che noi possiamo condizionare la nostra vita. A pensare che gli angeli custodi non possano morire. In realtà siamo veramente liberi solo quando ne abbiamo la possibilità. E non lo decidiamo noi. E anche tu sei cosi. Sei proprio una sfigata, ma io ero orgoglioso di te. Ero orgoglioso di essere il tuo angelo custode. Ho sempre pensato che eri la più bella. Ora che mi hai ucciso pero' spero proprio che lassù decidano di sostituirmi con qualcun altro.

giovedì 29 marzo 2012

Forse sei un congegno che si spegne da se

"Chi ha un perchè per vivere può sopportare tutti i come"
F.W. Nietzsche

                                                                                                                 Francis A. Willey

Un pomeriggio come mille altri. La cronaca della partita Barcellona-Milan  nella radio del macellaio che abbatte le pareti cielo della stanza. Qualcuno scende le scale del condominio e con i tacchi sembra di combattere una guerra una guerra con il pavimento.  Un bambino isterico  grida al piano di sopra perchè la madre gli ha staccato il nintendo wii. Un gatto miagola, un cane abbaia, degli uccelli cantano in giardino. Mi copro gli occhi con i capelli e alla fine nascondo ogni parte di sotto il mio sudario verde e mi illudo di essere coperta e immune. Io afona, vorrei urlare ma l'unico urlo che viene fuori è muto.  Come quando fai una rampa di scale di mille gradini, sei a più di metà scala e non ti rendi conto che un gradino è scheggiato, il tuo piede scivola e perdi quota. Sei caduta e ti fa male il ginocchio ma puoi ancora farcela e ti attacchi alla ringhiera. La ringhiera è malandata, difettosa e si spezza, scivoli di nuovo e le ginocchia ti sanguinano, forse ti sei rotto qualcosa. Ti fermi e aspetti che qualcuno faccia quella stessa scala, ma non arriva nessuno. Hai due scelte: lasciare che la tua carne vada in cancrena aspettando o trascinare le tue ginocchia malconce meglio che puoi. Scegli la seconda e ti trascini. Alla fine arrivi in cima e tutti quelli che hai attorno ti fanno la stessa domanda "Come stai?", tu li guardi ma non li vedi e rispondi risolutivamente "Bene". E lo ripeti  tante di quelle volte che alla fine te ne convinci.


I'm not sure
What I'm looking for anymore
I just know
That I'm harder to console
I don't see who I'm trying to be
Instead of me
But the key
Is a question of control

mercoledì 28 marzo 2012

martedì 27 marzo 2012

Come un albero al vento piegato



                                 Marcos Rey- Disegno su tela


Mattina, sole caldo, riparatore, vento che s'insinua tra i rami degli alberi, che trascina sbattendola da un lato all'altro del terrazzo una foglia morta giovanissima. Mimì si avvicina e muove la testa accarezzandosi da sola con la mia mano paralizzata, che potrebbe fare ma non fa, che s'immobilizza perchè la stasi talora è salvezza.
Fisso il vuoto dell'erba verde e mi chiedo se è possibile trovare una coccinella in mezzo a tutti gli altri insetti che abitano il verde speranza illusorio che mi circonda. Ma io neppure mi sforzo di cercare, resto impassibile e indifferente e soffrirò per la mancanza di qualcosa che non ho conosciuto mai, per un'assenza mai stata presenza. Poi lo squillo insistente, insoltente, reale del telefono. Tu rispondi, ripeti ad alta voce "Oggi pomeriggio alle cinque, siamo d'accordo". Io lo sento anche se la musica nel lettore è messa al massimo ed esce aggressiva dalle cuffie. Ti avvicini, mi metti una mano sulla spalla credendo che io non abbia sentito. Tolgo le cuffie, alzo lo sguardo incontro i tuoi occhi come i miei, vedo la tua testa assolutamente nuda e ti dico che ho capito. Mi sorridi e vai a fare i bagagli. Ritorno al mio nulla, al mio inferno personale e me lo ripeto forte, fino ad assordarmi: vederti partire non ti farà sparire. No, vederti partire non può e non deve farti sparire.






I’m not here
This isn’t happening
I’m not here
In a little while
I’ll be gone
The moment’s already passed.

lunedì 26 marzo 2012

Imparare a lasciarsi galleggiare

"Le persone danneggiate sono pericolose, perchè sanno di poter sopravvivere."  
                                                                                              Josephine Hart- Il danno
                                                                                               



Il rubinetto della vasca da bagno gocciola con cadenza regolare e le coperte stropicciate per far si che possano essere più comode, più accoglienti, tra poco il sole pugnalerà il nero lasciando che la luce ritorni.
Riaccendo la abat-jour, guardo  i mattoni che mi hanno costruita e sento di stare meglio. Come quando devi mettere un carico  su un pavimento, il pavimento  ne sente il peso sempre e comunque ma se si costruisce un sostegno che non gli faccia sentire  troppo il contatto, quel pavimento  avrà l'impressione che pesi meno. Le impressioni  vengono trascurate, ma sono come i dettagli, se ti sfuggono spesso perdi  anche il senso del contesto. Mi hanno spesso  detto che sono  una di quelle che consuma più carta ed inchiostro che fiato, ma a cosa serve parlare se non devi, se non puoi e non vuoi dire?  Il silenzio è una panacea, non elimina ma rende indefferente e ti da la certezza che per fortuna o sfortuna si sopravvive, non importa come, ma lo si fa.


I've never been sure the part we play
The part we play the way we are.

giovedì 22 marzo 2012

Come si fa a fare di un bisogno solo un desiderio?

"Il tempo guarirà tutto, ma che succede se il tempo stesso è una malattia?"
Il cielo sopra Berlino



                                                                                                                Marcos Rey- Disegno su tela


Ora dello spartitraffico mattutino. La febbre mi ha lasciata andare. Guardo il giorno dal vetro della mia portafinestra. Sento il bisogno di aria, di respirare dopo giorni di claustrofobia. So che non è una buona idea uscire appena ci si sente meglio, ma non mi curo per una volta di quel che è giusto. E' sempre così, lo sai che quella cosa ti farà male eppure la vuoi lo stesso, e alla fine te la prendi non curante di quanto ti possa danneggiare. Così prendi la tua copertina di Linus e te ne vai diretta dal tuo aguzzino. Una morbida palla di pelo grigia mi segue fedele ad ogni passo e si accovaccia ai miei piedi sullo scalino. Cinguettii, note del lettore mp3, qualche clacson distante e il rumore di legna lanciata senza rispetto su un camion da trasporto. Un altro gatto corre in giardino, sale sugli alberi, caccia, balza, si rotola.  Poi vedo Mimì ai miei piedi, con gli occhi verde spento che si lecca da anni la stessa zampa, la zampa che le hanno spezzato e che non si è mai più ricostituita appieno, quella malformata, quasi rachitica per cui non c'è stato nulla da fare. Continua a lenirsi la ferita da sola, come sempre. L'altro gatto prima la chiama ma lei non miagola in risposta, come ha ripreso a fare da troppo poco tempo. Non udendo risposta le si avvicina spavaldo, tracotante, lei soffia, lo schiva, si allontana e lo guarda fredda. Mi dico "E' la mia gatta, non potrebbe essere altrimenti".  Ripenso poi a quel mito greco studiato al liceo: Prometeo incatenato e condannato a sentirsi rosicchiare petto e fegato di giorno per vederselo ricrescere di notte, per sempre. Ogni giorno rinnovare il dolore, lo scempio della mutilazione.
E c'è chi si procura una mutilazione fisica come Van Gogh col suo orecchio mozzato e chi se la procura interiore come  Kirchner, che nell'Autoritratto in divisa si dipinge  senza un braccio pur avendolo ancora attaccato perfettamente al suo posto. Per come la rigiri la storia è sempre quella, essere sani di mente fino al punto di avere troppa consapevolezza è una malattia, autoimmune.




Love will save you from the black night and the lightning and the ghost
Love will save you from your misery, then tie you to the bloody post
Love will save you from the hands that pull you down beneath the sea
Love may save all you people, but it will never, never save me
No it won't save me.

martedì 20 marzo 2012

Walking on both sides



I don't know I thing outside
suffering endless through my life
I've seen too much I'm all alone

Who likes to sit around and wait
but to act that means to fail
All I ever thought was wrong

Damn the madness of my pride
the price I paid was much too high
My dreams became reality

Cause I'm walking on both sides

Much more real than my life
I am caged by thick ice
Makes me gloomy and morose

Why I dared to go so far
lost my strength and lost my heart
I've to stay somewhere between

Cause I'm walking on both sides

Can't escape reality
always travelling in my dreams
Nothing I could take for true
How should I know whether I love you
whether I love you

I'm walking on both sides

domenica 18 marzo 2012

Sempre uguale a mai

                                                                                                                           Esao Andrews


Acqua bollente, capelli bagnati, vapore che appanna lo specchio e il vetro della finestra. Un riflesso sbiadito e residui di doccia che scendono dagli occhi rigando le guance. L'acqua che scorre ha lavato via il sudore freddo dalla pelle. Dovrebbero inventare anche un lavaggio per l'ippocampo, non tanto per operare una rimozione totale dei fatti, ma solo una rimozione settoriale e parziale. Le istantanee che tornano a galla sono le persecuzioni peggiori. Rivedo stamattina: la colazione, le poche parole sul tempo, il tuo volere che mangiassi qualche biscotto in più, poi i miei occhi che incrociano i tuoi senza la cornice delle sopraciglia. Come ogni mattina resto a farti compagnia ma oggi non riesco ad essere apatica o a fare come se niente fosse. Sento la tua sofferenza anche mentre ti addormenti sulla portona e resto lì ad osservare il mio non poter fare nulla.

There is another world
There is a better world
Well, there must be
Well, there must be.

martedì 13 marzo 2012

Hai volontà o stai soltando crollando con razionalità?

"SONO LA PIETA', LA COMPASSIONE E IL PERDONO CHE MI MANCANO, NON LA RAZIONALITA'" KILL BILL VOL. 1

                                                                                                                                      Vladimir Kush


Poi arriva un giorno in cui i ruoli s'invertono: non rincorri più e non scappi, stai ferma ma non ti lasci sfiorare. Persone che ti hanno osservato per anni ti avvicinano quasi elemosinando la tua attenzione, ma lo sapete entrambi bene che non c'è compassione, nessuna pietà. Si sa chi coltiva distanze non può neppure sperare che fioriscano o attecchiscano vicinanze. E' come quando un bel giorno fai le prove allergiche degli alimenti e ti dicono che il tuo cibo preferito ti causa eritemi e allergie. Tu registri mentalmente l'informazione e sai che è giusto stargli alla larga.  E a stare lontano ci riesci, in fondo è una delle cose che sai fare meglio: imporre distanze, piantare paletti  e alzare muri.  Ad un certo punto ti fermi e dici tra te e te che alla fine per quanto stai lontana sarà sempre il tuo preferito, tu lo sai e la cosa più grave è che lo sa pure lui.

And it's all within my mind, and it's all within my mind.
 
"Ma so sempre riconoscere le forze che plasmeranno la mia vita. Lascio che facciano il loro lavoro. A volte investono la mia vita come un uragano. A volte mi spostano semplicemente la terra sotto i piedi, cosicchè mi ritrovo in un luogo diverso, e qualcosa o qualcuno è stato inghiottito. Ritrovo l'equilibrio, durante il terremoto. Mi sdraio, e lascio che l'uragano passi sopra di me. Non combatto mai. Dopo mi guardo intorno e dico 'Ah, dunque mi resta almeno questo. Ed è scampata anche questa persona cara.' Sulla tavola di pietra del mio cuore incido silenziosamente il nome che se n'è andato per sempre. E' una cosa straziante. Poi riprendo la mia strada." 
Josephine Hart- Il danno

venerdì 9 marzo 2012

Coming Back



"Ci allontaniamo e poi ci ritroviamo più vicini". Avevo deciso di dare un taglio netto con questa parte di me, di automutilarmi per riempire le parole di silenzio, ma ho capito che non si può far proprio il mutismo privandosi di una parte di se.  Di acqua sotto i ponti ne passa sempre, ma non è mai abbastanza, non è un flusso tale da riuscire a sdradicare quelle radici che spaccano a tratti il terreno lasciando che i detriti, gli avanzi, s'insinuino nelle fratture. Occorre uno stravolgimento nel caos che non sia ordine. Non è la perfezione, ma semplicemente  trovare un'imperfezione che sia la mia perfezione.

  Un gesto consueto abitua, si fa scordare in frettama di colpo può scavare dentro diventando l'ultimo