martedì 29 novembre 2011

Perchè tutto questo volere non diventa energia e non ci spazza via

                                                         Vladimir Kush



Penso alle paure che ognuno di noi si porta dietro, come fedeli cani da guardia, pronte ad abbaiare contro qualsiasi cosa che possa mettere in discussione la loro esistenza. Man mano che cresci le paure cambiano, passi dalla paura del buio alla paura della luce, dalla paura dei mostri alla paura degli altri ma se c'è una paura che rimane sempre lì è quella dei fantasmi. I fantasmi che ti porti dentro e dietro perchè non hai detto o fatto abbastanza, perchè avresti voluto ma non hai fatto in modo che fosse. Il problema è che quando stai al buio per troppo tempo ti abitui, e l'abitudine uccide tutto, ti atrofizza dentro. Quando stai con gli occhi chiusi per molto tempo e poi rivedi la luce, rimani accecato hai paura e magari provi a scappare via e tornare da dove sei venuto, ma se provi ad abituarti ti rendi conto che vedere la luce non è poi così fastidioso, ma che può essere come prendere una bella boccata d'aria pulita.



Ai tuoi modi di fare
non sembra che importi
il colore del vetro
e l’inganno che hai dentro

Al tuo cuore di pietra
non sembra che importi
il muro che ho dentro
e l’incanto che hai spento

sabato 26 novembre 2011

E' una questione di qualità o una formalità

                                                   Vladimir Kush




Molti non riescono a dare una svolta alle proprie vite per paura, paura di rimanere da soli, di essere giudicati, di chiudere una porta per cadere in un buco. E' un errore creder speciali storie normali. E' sbagliato nascondere il proprio masochismo dietro istinti materni, finto buonismo, dietro finta compassione. La compassione è una cosa patetica, non esiste e tu non puoi tenerti qualcuno vicino perchè lo compatisci. Quello che si palesa in realtà, ed è giusto che sia così, è un sano egoismo che non legittimi la volontà di stare male insita spesso nell'essere umano. E' difficile gestire le relazioni umane, quasi quanto la cognizione del dolore, specie dove vero e giustificato. Magari a volte fai la grande consigliera, la risolutrice degli altrui problemi per dimenticare che i tuoi pensieri sono chiodi piantati in fondo ai neuroni, in fondo al cuore, in fondo dentro di te, lì nella fosse comune del reale che non accetterai mai. Per tralasciare l'acido che scorre nelle vene e corrode ogni parvenza di cellula intatta. L'acido, il fiele, corrode ma nello stesso tempo anestetizza, lede la necrosi. Quindi è chiaro che è una questione di qualità, la formalità è il vuoto apparire senza essere nulla. Tra essere e forma, meglio essere.

Il poeta è un fingitore, finge così completamente bene  che è dolore il dolore che davvero sente.
Fernando Pessoa



Saying meanwhile can't we look the other way?
You're weightless, semi-erotic
You need someone to take you there
Saying meanwhile can't we look the other way?
Why can't we just play the other game?
Why can't we just look the other way?

venerdì 25 novembre 2011

A chi mai dentro di sè il vuoto misurò

                                                         Vladimir Kush


Camminando per strada da dietro gli occhiali scuri osservo tutto ciò che mi scorre attorno, dal tizio che passa in bicicletta, al cane randagio che mi passa accanto, al marciapiede semidevastato dopo un'incidente. Non posso fare a meno di abbandonare i pensieri tra le note del mio lettore mp3. Ho l'impressione di essere così vuota da potermi perdere dentro me stessa, o di essere così piena di me di essere sul punto di non riuscire più a contenere nulla. Essere una spugna può essere duro, devi assorbire fino in fondo, e hai sempre paura di non fare abbastanza. E' come quando senti che vorresti dire un milione di cose ma c'è come un muro in cui rimbalzano, si sgretolano, come neve al sole. E' sempre lo stesso fatto: la dicotomia tra quello che sei e  quello che vorresti, tra quello che pensi e quello che dici. Sarebbe  più facile se fosse così come dice De Andrè: "Tira sassi nel cielo e nel mare ogni volta che colpisce una stella chiude gli occhi e si mette a sognare chiude gli occhi e si mette a volare".


Non sono niente,
non sarò mai niente,
non posso voler d'essere niente.
A parte questo ho in me tutti
i sogni del mondo.

Alvaro de Campos (Fernando Pessoa)

giovedì 24 novembre 2011

Musa di nessuno come sei che non sai di niente ma di te




Si dice che pensare non ha mai fatto male a nessuno, ma fino a che punto è così? Capita a volte consapevolmente, altre meno di entrare in un labirinto e di essere senza nessun filo di Arianna. Ci si può soffocare con un pensiero, ti manca l'aria e non solo ai polmoni, è l'aria al cervello e hai solo un ammasso di ossigeno sporco che non fa respirare. Almeno però sai che è già sporco e non c'è il rischio che qualcun altro lo infetti di nuovo, tanto si sa l'ossigeno pulito lo è sempre per poco.

E l'anima brucia più di quanto illumini  ma è un addestramento mentre attendo che io m'accorga che so respirare...
Afterhours

A shoeless child on a swing
Reminds you of your own again
She took away your troubles
Oh but then again
She left pain
Please, save your life
Because you've only got one
The dream has gone
But the baby is real
Oh you did a good thing
She could have been a poet
Or she could have been a fool
Oh you did a bad thing
And I'm not happy
And I'm not sad.

mercoledì 23 novembre 2011

Asking why

                                                    Alvarez Cebrian


E mi chiedo come faccio a fare in modo che tutto sia e nulla sembri. Non è questione della forza che manca, quella c'è sempre ed è la forza della passività, del silenzio, della malcelata verità. E' lo sguardo che sfuggo quando ti parlo, quando ti racconto di me e ti mento dicendo che non scrivo più.  Quello che scrivo ti farebbe del male allora io lo seppellisco e preferisco che almeno questo colpisca me.  E allora sto zitta e guardo dalla finestra bianca, come tutto attorno a me, il mare e ti chiedo se vuoi che abbassi il volume della televisione e se vuoi che ti sbucci una mela e quando mi dici di sì, capisco che in fondo reciti anche tu.

E' vero,  per sentire dolore non serve sanguinare.




And I'm tired, and I'm tired
is that the truth he says
the pain is easy
too many words, too many words.

lunedì 21 novembre 2011

Penso che penso troppo





Mi chiedo troppe volte il perchè di cose che non solo non hanno una motivazione ma sono addirittura ben lontane da avere anche una parvenza di razionalità. Mi hanno detto che cercare la ratio di come stanno le cose è sintomo d'intelligenza, d'intuitività, ma credo che sia più una questione di testardaggine. A volte l'ingenuità, il prendere le cose così come sono, vuote e senza senso, è più salutare che cercare di trovare un significato al non sense. Forse è anche una questione di dare il giusto peso, la giusta importanza a fatti, persone o cose, senza sminuire e senza generare alcun dubbio. Riuscire ad essere perfetti, nell'imperfezione, nell'impertinenza, nell'irriverenza. Perfetti imperfetti in tutto e niente.

"Sentire tutto in tutte le maniere, vivere tutto da tutte le parti, essere la stessa cosa in tutti i modi possibili allo stesso tempo, realizzare in sè tutta l'umanità di tutti i momenti in un solo momento diffuso, profuso, completo e distante".
Fernando Pessoa



domenica 20 novembre 2011

Hai paura del buio?

                                                                             Vladimir Kush


A volte sono un fiume in piena con gli argini devastati. Lascio che tutto ciò che penso, sento venga fuori come una valanga di fango e detriti. Altre volte sono un deserto torrido e secco da cui non si può tirar fuori niente se non sabbia. Camminando costantemente in bilico tra buio e luce mi rendo conto che il. buio spegne ogni parvenza di sconvolgimento ottico. Ma non è più un problema d'opposti, è piuttosto una questione di sfumature. Le sfumature ti differenziano, t'identificano come una targhetta appesa al muro, garanzia dell'ingarantibile. Le sicurezze sono trappole che ci costruiamo per paura del buio, è solo quando impari a spegnere l'interrutore senza muovere un dito che ti rendi conto che si può vivere stabilendo quando è ora di illuminarsi e quando è ora di spegnersi.

"Diciamocelo: sono atterrita, atterrita e agghiacciata. Innanzi tutto, immagino, ho paura per me stessa... il vecchio, primitivo istinto di sopravvivenza. Sta insorgendo, perciò vivo ogni momento con una terribile intensità. Ieri sera tornando da Boston, mi sono abbandonata sul sedile e ho lasciato che le luci colorate, la musica della radio, l'immagine riflessa del ragazzo che guidava mi venissero incontro. Tutto fluiva su di me con un lancinante grido di dolore... ricorda, ricorda, questo sta accadendo ora, ora, ora. Vivilo, sentilo, stringilo. Voglio diventare pienamente conscia di tutto ciò che finora ho dato per scontato. Ti colpisce con più forza quando senti che potrebbe essere l'addio, l'ultima volta. 
Devo avere qualcosa. Voglio finirla con tutto, con questo enorme, grottesco scherzo, prima che sia troppo tardi. Però non sembra che scrivere poesie e lettere serva a molto. I grandi uomini sono tutti sordi; non vogliono sentire il minimo scricchiolio mentre attraversano la strada con i loro scarponi chiodati. Ed, ho l'impressione che tutto questo ti sembrerà un pò delirante. Come me, del resto."

Sylvia Plath- Diari





Le nostre difese sfidano la follia
Che ormai non sa di niente, niente, niente, niente.....

sabato 19 novembre 2011

Ineluttabile


Nessuna possibilità di condividere sfiducia
costretti a un'immobilità colpevole

Il buio è un peso, è un imbroglio e brucia come il fuoco
Le cose opache lì intorno si muovono:
detta il ritmo lo smacco di ogni preghiera
e non c'è pace latente da cogliere.

venerdì 18 novembre 2011

E allora tolgo il superfluo dall'altra metà di me stesso

                                                                               Renzo Verdone


Di quanti strati puoi essere fatto? Di quante sfaccettature si può comporre una persona, e di quante se ne comporrà nel prossimo futuro è inimmaginabile. E' un pò come quando stai lì a parlare, a creare frasi senza pensare che con quelle stesse parole potresti dire mille cose diverse. Ci sono cose di cui non parli mai, cose che seppellisci in un Porto sepolto per cui devi trasformarti in un palombaro per andare lì in mezzo alla fossa comune per ritirarli fuori e non lasciare che tutto passi senza passare mai. Puoi seppellire qualsiasi cosa del resto Dostoevskij lo dice chiaramente che quel vigliacco dell'uomo si abitua a tutto alla fine.  Il problema è che quando seppellisci devi seppellire qualcosa che dentro di te è già morto da un pò, perchè si sa il vivo alla fine torna sempre a galla, scalciando e urlando. Fortuna che sono diventata una specialista di sepolture e non mi lascio ingannare più come prima, avendo perfetta percezione del momento in cui arriva l'ora x che porta dalle scale di una stanza dorata allo scantinato umido e gelido del dimenticatoio.





Temevo che la furia del mio vento
rovinasse tutti i germogli belli e veri,
e il mio sole è brillato e brillato,
ed il mio vento non ha mai soffiato.

Ma un germoglio bello o vero
non fu trovato su nessun albero,
perché tutti i germogli crebbero e crebbero
senza frutti, falsi, anche se belli da vedere.

 William Blake

giovedì 17 novembre 2011

Fear of the dark

                                   Salvador Dalì

Intavolare discussioni sulle relazioni umane è sempre risolutivo e illuminante. Il confronto quando non si esaurisce in sterile battibecco tra incoscienti è ciò che riesce più ad arricchirmi, forse anche più dei miei amati libri. Poter esprimersi senza lo spasmodico autocontrollo di cui devi nutrirti è liberatorio. Adesso mi chiedo però come si può aver paura, paura di mostrare se stessi con la persona con cui si sta, con gli amici, con chi hai intorno. E' triste pensare e sapere di non potersi sbilanciare, perchè siamo sempre lì a camminare su un filo così labile e sottile, che un minimo passo falso ti fa precipitare. E quando precipiti nel tunnel se non sai uscirne, le uniche soluzioni che puoi avere è arredarlo oppure abbatterne le pareti e uscire allo scoperto, magari con il rischio di bruciarti o congelarti, ma con la certezza di aver pur sempre fatto qualcosa per autoliberarti.


And mouth and eyes and heart all bleed
And run in thickening streams of greed
As bit by bit it starts the need
To just let go
My party piece.

mercoledì 16 novembre 2011

The truth

                                         Jake Baddeley



Verità è la parola più usata del vocabolario italiano. Tutti pronti a tirarla in ballo al momento opportuno a pro
e sproposito. Se tutti fossimo i paladini del vero come amiamo ritrarci non ci sarebbe tutta questa apatia che offusca come nebbia ogni percezione del reale. Volendo, anche la verità è un concetto relativo. Spesso mi capita di sapere esattamente le mie verità ma di trascurarle volutamente per evitare di schiantarmici contro. Quando celo qualcosa la prima a cui la nascondo sono io. Ho una perfetta conoscenza della mia persona, dei miei limiti, dei miei difetti e di tutti gli aspetti che dovrei, ma  non voglio cambiare, perchè mi farebbero perdere me stessa.  Il mio limite più grande è forse quello di non credere alle verità altrui e nemmeno alle mie e di accettare tutto e niente con beneficio d'inventario.

"Sono fortemente socievole in modo fortemente negativo. Sono la inoffensività incarnata. Ma non sono altro che questo, non voglio essere altro che questo, non posso essere altro che questo. Verso tutto ciò che esiste ho una tenerezza dello sguardo, un affetto dell'intelligenza: niente del cuore. Non ho fede in niente, speranza in niente, carità per niente. Aborro con nausea e spavento i sinceri di tutte le sincerità  e i mistici di tutti i misticismi; o meglio le sincerità di tutti i sinceri e i misticismi di tutti i mistici. E' una nausea quasi fisica, allorchè questi misticismi sono attivi, allorchè pretendono di convincere l'intelligenza altrui, o di muovere la volontà altrui, di trovare la verità o di riformare il mondo".


Fernando Pessoa


lunedì 14 novembre 2011

domenica 13 novembre 2011

Enjoy the silence


Una volta mi chiesero di scrivere un saggio sul silenzio e io, che ero sempre piena di discorsi e di pensieri, lasciai il foglio bianco. Bianco perchè per me il silenzio era inconcepibile, così come il bianco come colore. Il silenzio è bianco, il resto è nero come il cielo di oggi, e manca sempre il grigio, la via di mezzo che edulcora gli estremi. Gli estremi che ti rendono capace di grandi amori, di grandi odii, di grandi incazzature e di gigantesche astrazioni mentali. Il silenzio ed io abbiamo sempre viaggiato su binari paralleli destinati a non incontrarsi ma scontrarsi e deragliare prima o poi.Oggi non m'inquieta più il silenzio, anzi mi quieta, è come un fiume gelato che spegne temporaneamente i pensieri incendiari che mi porto dentro.

Al soffocante caldo preferisco il gelido freddo.  


When your eyes don't speak the truth
and denial is your muse
when your life follows a plan,
your convenience is banned
.

venerdì 11 novembre 2011

Should I stay or should I go?

 
                                                                            Vladimir Kush

Il sole esce dalle nuvole ma piove lo stesso. L'indecisione è un male incurabile ecco perchè ho scelto di volere solo anestetici sorrisi.  L'ironia è la panacea di tutti i mali. Farsi una bella risata può essere non solo liberatorio ma anche consolatorio. Il tutto cambia per rimanere sempre uguale è diventata il vangelo di oggi, Tomasi da Lampedusa ne sarà felice, ha creato un bel motto di spirito. Ma c'è sempre una soluzione diversa, una possibilità migliore di quella che hai scelto e ti chiederai sempre perchè non ci hai pensato prima. E' come quando imbocchi una strada per arrivare ad una meta lontanissima, e ad un tratto ti rendi conto che non avevi bisogno di arrivarci. Che era tutto un guardare il riflesso di un attore che si lasciava vivere recitando la parte peggiore di tutto il film, quella del diventare leggero come una piuma spennata. La noia è taedium vitae diceva Seneca, e quanto aveva ragione. Il problema è realizzarlo e dopo fare in modo che rimanga estraneo.
 In fondo il problema maggiore di oggi è per i più l' 11-11-11. Quindi perchè non darsi alla numerologia, a Pitagora a Nostradamus e pensarci domani?


Coloro che come me hanno sogni senza illusioni.                                                                        Fernando Pessoa




 Should I stay or should I go now?
If I go there will be trouble
An' if I stay it will be double!
 
 
 
 


giovedì 10 novembre 2011

Bisogna scrivere, bisogna credere e all'infinito tendere

                                                                                                                                         Vladimir Kush


A Dream within a dream

Take this kiss upon the brow!
And, in parting from you now,
Thus much let me avow
You are not wrong, who deem
That my days have been a dream;
Yet if hope has flown away
In a night, or in a day,
In a vision, or in none,
Is it therefore the less gone?
All that we see or seem
Is but a dream within a dream. 
 
                                                         E.A. Poe 
 
 


Tempo al tempo, madido di vento!

lunedì 7 novembre 2011

domenica 6 novembre 2011

mercoledì 2 novembre 2011

Pensa se adesso nevicasse




Come d'inverno, impassibile con la neve che ti copre le braccia, e qualsiasi parte di te, e il ghiaccio sotto le  scarpe troppo scomode, pronto a sbriciolarsi ad ogni minima parvenza di passo.  E vorresti passare, andare oltre ma è come se il ghiaccio fosse cemento armato, o peggio un prolungamento dei tuoi piedi. E' come quando respiri l'aria fredda e ti resta nei polmoni tanto da congelarti dentro. Riempio di post it cervello, computer e scrivania, come posso dimenticarmi con quest'invasione tutti i pensieri che si scagliano con forza sbattendo sugli scogli della mia mente? Non posso.  Così come non posso urlare, perchè la voce rimane bloccata a mezz'aria, così come i maledetti idiomi che non dirò mai.



  
E' che ho qualcosa di freddo nel carattere. Sono io la prima a dirlo.
Haruki Murakami.