martedì 13 marzo 2012

Hai volontà o stai soltando crollando con razionalità?

"SONO LA PIETA', LA COMPASSIONE E IL PERDONO CHE MI MANCANO, NON LA RAZIONALITA'" KILL BILL VOL. 1

                                                                                                                                      Vladimir Kush


Poi arriva un giorno in cui i ruoli s'invertono: non rincorri più e non scappi, stai ferma ma non ti lasci sfiorare. Persone che ti hanno osservato per anni ti avvicinano quasi elemosinando la tua attenzione, ma lo sapete entrambi bene che non c'è compassione, nessuna pietà. Si sa chi coltiva distanze non può neppure sperare che fioriscano o attecchiscano vicinanze. E' come quando un bel giorno fai le prove allergiche degli alimenti e ti dicono che il tuo cibo preferito ti causa eritemi e allergie. Tu registri mentalmente l'informazione e sai che è giusto stargli alla larga.  E a stare lontano ci riesci, in fondo è una delle cose che sai fare meglio: imporre distanze, piantare paletti  e alzare muri.  Ad un certo punto ti fermi e dici tra te e te che alla fine per quanto stai lontana sarà sempre il tuo preferito, tu lo sai e la cosa più grave è che lo sa pure lui.

And it's all within my mind, and it's all within my mind.
 
"Ma so sempre riconoscere le forze che plasmeranno la mia vita. Lascio che facciano il loro lavoro. A volte investono la mia vita come un uragano. A volte mi spostano semplicemente la terra sotto i piedi, cosicchè mi ritrovo in un luogo diverso, e qualcosa o qualcuno è stato inghiottito. Ritrovo l'equilibrio, durante il terremoto. Mi sdraio, e lascio che l'uragano passi sopra di me. Non combatto mai. Dopo mi guardo intorno e dico 'Ah, dunque mi resta almeno questo. Ed è scampata anche questa persona cara.' Sulla tavola di pietra del mio cuore incido silenziosamente il nome che se n'è andato per sempre. E' una cosa straziante. Poi riprendo la mia strada." 
Josephine Hart- Il danno

venerdì 9 marzo 2012

Coming Back



"Ci allontaniamo e poi ci ritroviamo più vicini". Avevo deciso di dare un taglio netto con questa parte di me, di automutilarmi per riempire le parole di silenzio, ma ho capito che non si può far proprio il mutismo privandosi di una parte di se.  Di acqua sotto i ponti ne passa sempre, ma non è mai abbastanza, non è un flusso tale da riuscire a sdradicare quelle radici che spaccano a tratti il terreno lasciando che i detriti, gli avanzi, s'insinuino nelle fratture. Occorre uno stravolgimento nel caos che non sia ordine. Non è la perfezione, ma semplicemente  trovare un'imperfezione che sia la mia perfezione.

  Un gesto consueto abitua, si fa scordare in frettama di colpo può scavare dentro diventando l'ultimo

sabato 28 gennaio 2012

Everything in its right place

Jake Baddeley

"Vivere, dicevamo una sera in hotel, è così come mangiare una mela".
I Baustelle che lottano con Tiziano Ferro e il sabato mattina pre-pranzo.
Leggo teorie commerciali e mi distraggo. Penso all'economia, o meglio alla microeconomia delle azioni e omissioni quotidiane. In ogni nostra ultima parola, azione o omissione c'è un'utilità marginale, un beneficio ricavabile appunto dall'ultima unità prodotta o non prodotta (per il caso di omissione).  Il beneficio può ricadere sia sul produttore (agente) che sul consumatore (ricevente). Ma l'uomo è incontenibile, insaziabile e quindi vuole sempre dire, fare e non fare di più, fino a quando l'utilità marginale  arriva dritta al suo funerale.
Quindi si applica la legge dei rendimenti decrescenti, per cui per ogni unità aggiuntiva si avrà via via un rendimento sempre minore. E le cose stanno un pò così: puoi mangiare hamburger per tutta la vita e continuare sempre ad ingozzarti, ma arriverai al punto di saturazione, e sarà proprio allora che la teoria della non sazietà andrà a farsi benedire.





E' incomprensibile ma un senso ci sarà.

martedì 24 gennaio 2012

Words

                                                                                                  Cris Wicks


Non sono mai stata brava a disegnare. Pur scarabocchiando spesso fogli bianchi l'unica cosa che viene fuori sono parole, parole e ancora parole, nessun oggetto e nessun volto. E anche adesso è così. Riempio continuamente le cose, importanti o meno, con parole, divento prolissa quando essere concisi e più concreti  sarebbe l'unica soluzione valida. La verità è sempre in quell'abusato e trapassato brocardo per cui se alle parole non associ i fatti, stai spacciando acqua per fuoco. 



sabato 21 gennaio 2012

E so che sai che un giorno



Senti che cosa c'è che non va con te
piangi poi ridi e chissà perché 
guarda il sole ci scalda ancora 
niente rimane sempre cosi com'è 
pensami cosa ho provato lo sai 
e so che sai che un giorno cambierà 
e so che sai che un giorno cambierà 
guarda i fiori che m'hai donato 
tempo sono da tempo appassiti 
guarda quei fiori che m'hai donato 
presto li getterò 
persa molto lontano da qui 
persa in quella strada che ormai sai solo tu 
torna qualche minuto con noi 
tanto cos'hai da perdere ormai.

giovedì 19 gennaio 2012

Le approssimazioni


L'afa della mia stanza e chilometri di numeri su un foglio bianco, operazioni da risolvere, nodi da sciogliere, che aspettano una biro che inizi a scrivere. I numeri relativi con i loro più e meno al  posto talora corretto, talora sbagliato, come le altalenanti percezioni che possono aversi a distanza di giorni, di ore, di minuti
o addirittura di secondi. Arrivi alla fine del conto e devi dividere, perchè bisogna stringere bisogna arrivare al "a ciascuno il suo", ma la divisione non è perfetta e devi approssimare. Approssimi il numero e ne tagli una parte, tagli la coda, tagli le gambe e il numero resta lì a metà.  Riguardi l'espressione, che credi erronea, controlli il risultato ma è così che deve andare, con approssimazione.  L'approssimazione serve a riempire i buchi con diametro definito ma se si ha tutto lo spazio che si vuole, un' approssimazione è il nulla.




Can you feel it?
I, I won't ever be your cornerstone
I, I don't wanna be here holding on
I, I won't ever be your cornerstone

lunedì 16 gennaio 2012

Portami a bere dalle pozzanghere

                                                                                                 Omar Galliani



Le sette del mattino, il freddo, la pioggia e il traffico di una città che si risveglia. Sono già sveglia da due ore dopo aver dormito a stento per tre.  Facendo lo slalom tra le pozzanghere, evito i miei riflessi d'acqua sporca  e fango, ma a volte  l'acqua blocca il passaggio e non posso fare a meno di bagnarmi le scarpe e l'orlo dei jeans. Ed  è sempre così che vuoi evitare il fango e invece ci caschi dentro.  Accelero il passo e mi lascio dietro la solita strada che faccio sovrappensiero ogni mattina, imbocco una traversa e cambio direzione. A volte si ha bisogno di una sterzata anche se si è sotto la pioggia e allunghi il percorso di un chilometro.



Di colpo diventò distratta e malinconica
com'era tinta un po' com'era bella e sadica