domenica 23 febbraio 2014

Lembi di carne scoperta

 Conosco un posto nel mio cuore dove tira sempre il vento. 
Lucio Dalla- Cara 



Quella sensazione di freddo che sale lungo la schiena inesorabilmente quando si alza una parte della maglietta del pigiama e l'umido delle coperte gelate ti tocca la carne scoperta, è una sensazione che conosco bene. Un brivido che scala la colonna vertebrale e mi riporta a sentimenti conosciuti, da cui non posso fuggire come faccio sempre durante le giornate, che ormai ho imparato a riempire a tappo. So mettere da parte le cose che mi fanno male, ho deposto l'attacco a cui ero solita per lasciare spazio ad un'indifferenza che non conoscevo prima, ad un'indifferenza che non mi appartiene e a forza di lasciare scorrere tutto quello che ho intorno, restando fissa alla terra in modo da non lasciarmi trasportare dalla corrente, sembra quasi che le cose assumano un aspetto diverso,  un valore minore. Era da qualche mese che non riuscivo a sognare più nulla, ma ieri è successo, e non so neppure dire se era un sogno o un incubo. Nel sogno c'era lei all'altro capo del tavolo, dove passo le mie giornate a macinare capitoli su capitoli, era sdraiata su due sedie come se fossero un letto, ma era diversa, cambiata, smagrita, più vecchia di quando è morta e aveva gli occhi aperti ma non parlava, come se fosse vigile ma senza voce. E io correvo e andavo in questo ospedale altissimo con mille ascensori, a cercare il suo dottore per sentirmi dire ancora una volta che lei c'era ancora ma io dovevo smetterla di cercare, dovevo lasciarla stare. Così sconfitta tornavo in quella stanza e l'abbracciavo piangendo. Così mi sono svegliata ancora con le lacrime agli occhi. E questi sono gli unici momenti in cui riesco ancora a sentirmi in qualche modo presente, in qualche modo in grado di sentire qualcosa, qualcosa che non sia apatia per quello che mi circonda.


Il cielo è vuoto, c’è soltanto il sole che acceca la terra e fa esplodere il grano
e noi che intanto bruciamo
Il cielo è vuoto perché aspetta il seme
dei nostri sogni e di quello che faremo
È un mantice il cielo è una strana officina
è Dio che si dimentica di fare tutto il suo lavoro
Si stacca l’anima non fa più rumore
puoi chiudere gli occhi ma non puoi più morire.

lunedì 17 febbraio 2014

Preferisco non dimenticare

 "Tanti piccoli segni, tante prove del fatto che è successo qualcosa fra di loro, l'anno in cui lui è entrato per alcuni mesi dentro la sua vita. E lei è entrata almeno per un poco in quella di lui."




Un pomeriggio di riposo, prima di ripartire, per raggiungere questa benedetta laurea che rappresenta la "svolta" che mi porterà a scegliere se restare o andare via. Restare o andare, ed è tutto ancora da vedere. Prima ero sicura di volermi lasciare alle spalle tutto quanto, compresi i miei affetti a cui ho sempre stentato a credere e tutte le persone che hanno tentato di starmi vicino e che io ho allontanato per la mia naturale diffidenza. Adesso non sono più così sicura. Non è cambiato niente nella mia situazione, oltre il fatto che mia zia adesso non c'è più, gli amici sono rimasti sempre gli stessi, non uno di più, non uno di meno. Anche quelli che credevo di aver perso sono in qualche modo tornati ad occupare il posto che gli avevo riservato. E mi rendo conto oggi che è appunto una questione di spazi, di quelli che ritagli per te, di quelli che risevi agli altri, tutto sta nella misura della proporzione degli spazi. Quando uno spazio resta vuoto, non succede mai che gli altri spazi si allargano e vanno a riempirlo, quello spazio resta sempre vuoto, non ammette sostituti o riempitivi di alcun tipo. E l'errore sta tutto appunto nello stesso pensare che lo spazio sia vuoto, come dice Barnes "il fatto che una persona sia morta, non vuol dire che non esiste", e lei continua ad esistere in un modo che spesso mi atterrisce, in tutti i miei gesti lei c'è, in tutto quello che in qualche modo sento c'è lei, ci sono ancora le sue parole e sono tutto tranne che morte.  
Se ci penso è anche un discorso più ampio: tutte queste persone che in qualche modo mi sono  passate attraverso, mi hanno lasciato qualcosa in qualche modo che neanche io so dire qual'è stato, e poi ognuno è andato per la sua strada, e si è estranei di nuovo, come prima. Ma non c'è niente che è mai "come prima", il prima non esiste di fronte al dopo, e per quanto una persona ridiventi "estranea" non lo sarà mai veramente, ci sarà sempre uno sguardo che s'incrocia e ti fa pensare che quella persona non lo è.  Tutto poi finisce lì, perchè ognuno a suo modo è andato "oltre" o altrove, o con qualcun altro, ma il fatto che in fondo estranei non lo si è, resta sempre. E io penso oggi che tutte le persone che mi si sono avvicinate, che mi abbiano fatto del male, o che io ne abbia fatto a loro, per quanto lontane, distanti e fuori dalla mia vita, non saranno mai estranei davvero, perchè mi ricorderò sempre in qualche modo di loro, perchè non so più raccontarmi la favola del meglio dimenticare. Questo mondo dell'oblio e della dimenticanza, non l'ho mai conosciuto fino adesso, e non credo che potrò avere mai il piacere o il dispiacere di conoscerlo. Io non voglio dimenticare niente e nessuno alla fine, preferisco ricordare tutto di tutti.



Confesso l'ho fatto apposta
nell'intento di ferirti
ti sembrero' alquanto stupida
sicuramente immatura
per tutte quelle volte in cui ho sentito l'istinto di abbracciarti
per tutte quelle volte in cui ho creduto sul serio
di annullarti dalla mia testa
annullarti dalla mia testa
annullarti
il tutto in funzione di nessuna logica
 
Ammetto ero al sicuro
nel mio guscio di carta pesta
ho agito facendo in modo
di non mostrare incoerenza
per tutte quelle volte in cui ho cercato di non assecondarti
per tutte quelle volte in cui ho creduto sul serio
di annullarti dalla mia testa
annullarti dalla mia testa
annullarti
il tutto in funzione di nessuna logica
il tutto in funzione di nessuna logica


sabato 8 febbraio 2014

Persino il dolore più atroce si addomestica

L' incalzare di un treno in corsa,
sui vetri e lampadari accesi nelle stanze dei ricordi,
ho indossato una faccia nuova,
su un vestito da cerimonia
ed ho sepolto il desiderio intrepido di averti affianco,

Allo specchio c'è un altra donna,
nel cui sguardo non v'è paura
com'è preziosa la tua assenza
in questa beata ricorrenza.
 
 


domenica 2 febbraio 2014

Te ne vai, e allora non devi tornare


 "Odio le recriminazioni. Sono come la pioggia invernale che entra dappertutto, anche nel cuore."
Michela Marzano- L'amore è tutto: è tutto ciò che so dell'amore



Ieri ha piovuto per tutto il giorno, e oggi la nebbia sembra stia abbandonando il campo. In questi giorni, penso sempre alla gente che se n'è andata, a chi ti volta le spalle come se niente fosse e semplicemente decide di andare via. Ogni cosa che facciamo è una scelta e una rinuncia: scegli qualcosa e rinunci all'altra.
E fin qui sarebbe tutto normale, se non fosse per il fatto che le persone sentono sempre il bisogno di ritornare in qualche modo, chiedendo scusa e o non facendolo, o peggio scivolando nei discorsi patetici del "ma io non volevo farti male". Non volevi o volevi, che differenza fa dopo averlo fatto? Mica stiamo qua a commisurare la pena, per cui se tu non vuoi io ti faccio lo sconto. Che lo vuoi o no, quando fai male a qualcuno non cambia niente. E non è neanche una questione della logica del "non fare agli altri quello che non vorresti che gli altri facessero a te", è una questione di dannata coerenza. Quando si sceglie di andarsene, non si deve tornare, perchè dietro le giustificazioni del "l'ho fatto anche per te, perchè io sapevo", c'è un "no" perchè tu non sapevi proprio niente, tu mica l'hai fatto per me, l'hai fatto per te, come sempre egoisticamente sperando di poter mettere un tappo a quella coscienza bucata che hai. E a me è successa parecchie volte con diverse persone questa storia del "ritorno", solo che non ho mai permesso a qualcuno di attuare il piano della riparazione del danno fatto, semplicemente perchè non credevo che una persona che se n'era andata una volta, non l'avrebbe più fatto. Si sa, l'uomo è l'essere più recidivo che esista. L'altro giorno mi trovavo in libreria, e involontariamente ho sentito il discorso di un lettore accanito con il commesso, credo parlassero di libri quando il signore dice "Che poi è bella sta storia dell'amore che tutti cercano,  poi lo trovano e che fanno? Se ne vanno perchè hanno paura, ma a che serve cercarlo se sei un vigliacco?", io ho guardato quel tipo in faccia e ho abbassato la testa pensando che mica si è vigliacchi solo con i sentimenti, ma qualsiasi cosa dopo che ce l'hai potenzialmente sei pronto a buttarla via, magari poi te ne penti pure, ma intanto l'hai buttata via. E io mi rendo conto oggi che ammiro quelle persone che sanno tenersi stretto quello che hanno, quelli che non se ne vanno senza sapere quello che stanno facendo, quelli che se ne vanno e non tornano più e sanno che il bene dell'altro sta tutto nel non vederli ritornare mai più. E' chiaro, se non vuoi andartene, non te ne vai, punto. E ripenso oggi a quei pomeriggi interi che mia zia spendeva a convincermi che non era colpa mia se le persone mi voltavano le spalle e se ne andavano, che era solo perchè io li spaventavo e io che ripetevo che non volevo fare paura alle persone,  e pensavo che fosse una cosa brutta. E lei che diceva che non sempre era brutto, che se le persone ti temono forse è anche meglio, perchè sanno che non devono spingersi oltre più di tanto e capita meno che gente che non merita ti possa ferire. Ma io non le credevo mica, pensavo sempre che avevo una colpa di qualche tipo, una parola sbagliata, un atteggiamento che non andava bene, fino a convincermi del fatto che se i ragazzi con cui stavo mi tradivano era di sicuro colpa mia. E più il copione si ripeteva, con la prima, con la seconda persona, con la terza e più mi convincevo che ero proprio sbagliata. Oggi a distanza di anni, mi sto liberando da questa convinzione perversa, e forse è anche la mancanza di mia zia, che mi sta aiutando ad elaborare tutte le colpe che mi sono marchiata a fuoco sulla pelle. Così come costa parecchio togliersi un tatuaggio anche togliersi colpe marchiate e fuoco costa tanto. Costa tutta la consapevolezza che comporta l'ora di rimettersi in piedi da soli, senza sostegni che mi consentano di trovare sempre una spalla su cui piangere, perchè ora non sento più il bisogno nè di piangere nè di trovare la famosa spalla su cui farlo. Ora sto e mi sta bene così. 


Sono stazioni tirreniche al sole
dove passano i treni direttissimi altrove.
E' un palmizio borghese accanto alla vasca vuota dei pesci,
rossi negli occhi.
E' un museo dell'estate, le gelaterie sconsacrate
sono i canarini gialli nella precisione delle finestre.
sono le epoche brusche delle maree da sentire coi piedi
sotto un cielo questo che vedi con gli occhi dei sandali blu.
Tu sei, si sei quello che sei ma comunque sei tanto più di me
e sei, si sei quello che sei ma comunque sei tanto più di me
e allora vai, prendi il treno e vai
che se non te ne vai tanto te ne andrai
e vai, prendi il treno e vai
che se non te ne vai tanto te ne andrai

perchè sei, si sei quello che sei
ma comunque sei tanto più di me
e vai, prendi il treno e vai
che se non te ne vai tanto te ne andrai
verso stazioni tirreniche altrove dove passano i treni
direttissimi al sole ...altrove

mercoledì 29 gennaio 2014

Il coraggio di andare avanti

Fai ciò che devi, non guardare mai giù, perchè sei ciò che vedi e se c'è un senso sei tu. 
                                                                                                                   Afterhours- Carne fresca




In questo periodo non ho moltissima voglia di scrivere o esprimermi in qualche modo, vivo una sorta di stasi interiore che non mi consente di esternare nessun sentimento particolare. Ieri alla fine sono riuscita a lasciarmi quell'esame  che vedevo come una specie di pedaggio da dover pagare, dopo averlo messo da parte tante volte, prima perchè ero distratta da altro, poi perchè non riuscivo a ricominciare da capo qualcosa che mi piaceva ma che avevo iniziato a odiare. Amore e odio, come sempre nelle cose che faccio, nelle persone di cui mi circondo, nessuna mezza misura, non esiste indifferenza, o le amo o le odio. E non so neppure se non riuscire a provare indifferenza sia poi così sbagliato, forse io preferisco essere odiata all'essere indifferente. Preferisco da sempre essere temuta, anzichè in qualche modo voluta. Ora chiunque a questo punto direbbe che è un meccanismo di difesa, per pararmi da un possibile abbandono che non sarei in grado di accettare perchè non voglio restare da sola. E io in questi giorni ho capito meglio che mai, che a me non interessa più di tanto essere sola o in compagnia, dato che anche quando nessun altra persona è con me io non sento il vuoto della solitudine. Ricordo che quand'avevo dieci-undici anni non era così, quando iniziavano le vacanze estive andavo a casa dei miei zii  (che non abitavano ancora sotto casa mia) e passavo con loro tutto il tempo. All'inizio ho fatto amicizia con alcune bambine di quel palazzo,  e ho iniziato a passare del tempo con loro, tra giochi inutili e corse forsennate che sono durate un'estate intera. Mi sentivo felice perchè avevo delle amiche e ancora una volta avevo dimostrato di essere una bambina "solare" (così mi definivano maestre e catechiste) e socievole e tutto andava bene. L'anno dopo le ho cercate di nuovo, solo che loro non erano più come prima, e io pur essendo un anno più grande di loro ero troppo piccola, troppo poco formata per attrarre ragazzini intraprendenti o per parlare di reggiseni. Così presto mi hanno esclusa, e anche quando le cercavo si facevano negare. Allora io mi disperavo giornate intere e perlustravo ogni angolo della casa dei miei zii, oppure torturavo mia zia perchè giocasse a carte con me. Ma anche se mia zia si piegava sempre alle mie richieste io non ero felice lo stesso, a volte piangevo e mi sentivo "diversa". Finchè un giorno mia zia mi ha preso in disparte e mi ha spiegato che la solitudine esiste solo nella misura in cui tu vuoi che lei esista e che ci sono molti modi per non sentirsi mai soli pur non avendo la compagnia di nessuno. Io non la capivo, pensavo che lo dicesse solo per farmi sentire meglio, ma lei passò subito ai fatti. Mi mise un libro tra le mani "Pollyanna" e mi disse "è qua da tempo questo libro, non è bello dimenticarsi delle nostre cose, quindi perchè non provi a leggerlo?". Io iniziai di mala voglia e pensai subito che era un altro modo per farmi studiare, e farmi continuare ad essere la migliore, ma non dissi niente, e provai. Ma mia zia era una donna intelligente e così dopo il libro, insieme a mio zio mi fecero il dono della musica. A casa loro e in macchina c'era sempre musica da ascoltare, dal cantautorato al prog, e io imparavo a memoria qualcosa senza sapere all'epoca che era De Andrè. E allora arrivarono la prima radio a cassette e due musicassette. Io le ascoltai fino alla nausea, interrompendo il tutto solo dalla lettura. Ed era vero, non mi sentivo più sola come prima. Dopo arrivò il suggerimento di scrivere quando ne avevo voglia come mi sentivo e cosa mi passava per la testa. Ma quello ci misi anni a metabolizzarlo, ero troppo diffidente già da allora e non avrei mai voluto che nessuno leggesse delle mie debolezze, così iniziai a scrivere solo quando fui certa di avere un nascondiglio ideale. E ora che sono passati tanti anni e mia zia non c'è più a dirmi queste cose, io mi rendo conto di averle fatte mie così tanto che sono incapace di soffrire la solitudine. E anche per questo devo ringraziarla.  Insegnare a qualcuno, la forza e il coraggio di non abbattersi e andare avanti è il dono più grande che si può fare, e forse il gesto d'amore più vero che esiste oltre che l'unico in cui si può fondatamente credere.


A volte sogno
mentre tutti gli altri ballano
A volte sogno
[...]
Gli stessi suoni immobili
A volte sogno
Così tanti altri nomi
A volte io sogno
A volte sogno...

Charlotte-a-volte piange per se stessa,
Charlotte-a-volte sogna un muro intorno a sè.
Ma sempre con amore
con così tanto amore che sembra
qualsiasi altra cosa

martedì 21 gennaio 2014

Prima persona singolare




"Credo che sia questo a farmi paura: la casualità di tutto. Persone che per te potrebbero essere importanti, ti passano accanto e se ne vanno. E tu fai altrettanto."
Peter Cameron





La presa di posizione è tutta polarizzata nella perdita della seconda persona singolare nello scrivere, così da oggi ritorno in prima persona. Oggi ho cancellato una tizia da facebook, niente di speciale, una vecchia compagna delle scuole medie, di cui in genere non leggo mai nè status nè post, ma oggi me la sono trovata nella home e non ho potuto evitare di leggere il suo splendido poema in cui candidamente affermava di essersi rivolta a Dio dentro una chiesa un anno fa per trovare un ragazzo e oggi a distanza di un anno si sentiva in dovere di ringraziare questo Dio per averle mandato l'amore della sua vita. Io non so se credo o meno a Dio, specialmente dopo tutto quello che ho avuto la sfortuna (o fortuna o un misto delle due) di vedere, ma ho avvertito un impulso quasi di blasfemità, in questa richiesta. Ho pensato, ma siamo seri perchè sei stata mollata da un tipo ti vai a rivolgere a Dio? Così ho cancellato il contatto. E non è stata nè la prima nè l'ultima cancellazione di questo 2014. Premetto che non ho niente contro la gente che crede ancora che l'amore li salverà, che è la soluzione di tutti i problemi, di tutti i mali, che  pensa che "tutto l'universo obbedisce all'amore" ma non riesco più a tollerare adeguatamente richieste così vuote, non le condivido e quindi preferisco dissociarmi anche dalla possibilità di leggerle. C'è stato un tempo, lontano, in cui anch'io credevo in questa forza soprannaturale dell'amore, in quest'idea che mi avrebbe salvata, che avrebbe spaccato a metà le mie paure, che avrebbe risolto i miei problemi, che avrebbe annullato distanze, che avrebbe completato l'incompiuto, qualche volta ho creduto anche che non solo avrebbe salvato me, ma avrebbe salvato tutti prima o poi. Anche quando mia zia era ancora viva io credevo che l'amore che io potevo darle insieme a tutti gli altri, insieme alla medicina l'avrebbe salvata. Poi piano piano, col tempo ho capito che mi sbagliavo enormemente, almeno sul fatto che avrebbe salvato me e lei. Così ho iniziato a prendere le distanze, e ho iniziato a vederlo per quello che è, ossia un supplemento, un extra che può esserci come no, che non ti salva, a volte ti può far stare bene, ma di sicuro non è grazie a lui che vivi. Fino all'anno scorso avevo ancora qualche illusione, ma da quest'anno ho deciso di separarmi anche dalla mie scelte d'illusione. Vedere le cose da lontano, dall'esterno a volte è l'unica soluzione per salvarsi, e non sono gli altri che possono salvarti, l'unica che puoi farlo sei tu. E io mi sono salvata in qualche modo, non solo dagli altri ma anche da me stessa, dall'idea che avevo e che continuavo ostinatamente a nutrire su alcune persone, gente che credevo di conoscere, gente che credevo mi somigliasse solo perchè avevo un disperato bisogno di non sentirmi sola. Ora le cose sono cambiate, perchè non sento più questa solitudine e questa necessità di trovare qualcuno come me. L'unica necessità oggi è quella di smetterla di ostinarmi a inseguire idee che io stessa invento e di cui poi sento la mancanza, e sicuramente quella di tenere lontani i fantasmi che continuano a leggere dentro di me. E oggi la prospettiva cambia, perchè se io ho perso qualcuno anche questo qualcuno ha perso me. Ci si perde, se è destino ci si ritrova, se non lo è si scompare e vuol dire che era giusto così.



Non credo agli altri non cedo ai ricatti
di questo amore in decadenza
vorrei parlarti lo faccio e infatti
per me ha molta importanza
e all'improvviso c'è tanto freddo
senza il calore del tuo corpo fragile
e non pretendo di avere ragione
è alquanto inutile
perché
non reagisco
perché
non mi rialzo
senza di te

Io non mi illudo che tu abbia pazienza
e che tu pianga ancora per me
nel bilancio di quello che manca
non voglio escludere certo anche te
non mi parli da giorni e comprendo
quello che provi dentro poiché
ti ho colpito in centro all'orgoglio
credevo di vincere
che cosa non so

lunedì 20 gennaio 2014

Le prese di posizione

 "Cioran, uomo di grande lucidità. diceva che la vita, più che una corsa verso la morte, è una disperata fuga dalla nascita. Quando veniamo al mondo affrontiamo una sofferenza e un disagio che ci portiamo avanti tutta la vita, quelli di un passaggio traumatico da una situazione conosciuta all'ignoto. Questo è il primo grande disagio. Il secondo, non meno traumatico, è quando ci rendiamo conto che dovremo morire. Per me questa spaventosa consapevolezza è arrivata verso i quattro anni. L'uomo diventa 'grande', diventa spirituale o altro, quando riesce a superare questi disagi senza ignorarli. Ora, se a essi si aggiunge anche l'esercizio della solitudine, ecco che allora forse, a differenza di altri che vivono protetti dal branco, alla fine della tua vita riesci a 'consegnare alla morte una goccia di splendore', come recita quel grande poeta colombiano che è Alvaro Mutis. Se ti opponi, se ti rifiuti di attraversare e superare questi disagi, per sopravvivere ti organizzi affinchè siano altri a occuparsene e deleghi. Questa rinuncia ti toglie dignità, ti toglie vita. Credo che l'uomo, per salvarsi, debba sperimentare l'angoscia della solitudine e dell'emarginazione. La solitudine, come scelta o come costrizione, è un aiuto: ti obbliga a crescere. Questa è la salvezza. "

Fabrizio De Andrè- Una goccia di splendore (autobiografia)





Queste ultime settimane le definiresti "il periodo delle prese di posizione". Tutte le posizioni che non riuscivi a prendere le hai prese tutte in una volta, come se ci fosse qualcuno pronto a spararti se non lo facessi. Ma stavolta non c'era nessun obbligo, nessuna condizione, che dovevi assolvere, era semplicemente un mero riflesso di autoconservazione. E' che arrivi ad un punto in cui dopo esserti distrutta la prima, la seconda e la terza volta e aver ridotto la tua persona in pezzi così piccoli devi in qualche modo iniziare a reincollare tutto il malloppo. E alla fine sembra quasi tutto più facile di sempre, che ti costa continuare a fare come hai sempre fatto? Scappare feriti. La cosa più semplice e più vigliacca del mondo. Ma stavolta non importa se è vigliacca oppure no, perchè stavolta è il collante per i pezzi in cui tu stessa ti sei ridotta. E stasera che il vento batte forte sugli infissi, quasi come se volesse richiamare la tua attenzione, ti rendi conto che niente alla fine è come sembra, che tutto ha un prezzo, le prese di posizione soprattutto. A volte il prezzo è perdere qualcuno, altre perdere un allievo, altre perdere soldi, altre perdere dignità. E tu sei sempre stata disposta a pagare tutti questi prezzi, tranne uno, non hai mai voluto perdere la dignità. Hai perso persone, e ti sono mancate parecchio, forse a volte ti mancano ancora; hai perso allievi a cui ti eri affezionata a cui volevi insegnare quella stessa correttezza che ormai nessuno più insegna; ma la dignità no. Ed è forse la sola cosa, che oggi che ti manca tutto e forse in fondo niente, ti riesce ancora a tenere in piedi. E mentre studi come una forsennata, per superare quello scoglio per cui mille volte a più persone hai chiesto aiuto, oggi che sei da sola davanti a questa croce che hai accantonato per via dei ricordi che racchiude in sè, oggi decidi che non importa più nessun aiuto. Decidi che oggi ci sei tu e sai bastarti.  E saperti bastare, è il modo per scacciare qualsiasi tentennamento, qualsiasi tristezza, qualsiasi curiosità che va oltre ciò che devi sapere. Alla fine non è sempre così necessario "sentire tutto in tutte le maniere"come diceva Pessoa, stavolta preferisci non sentire niente, e non è una costrizione, ma una semplice scelta, una di quelle che magari "si fanno in pochi istanti e si scontano per il tempo restante", ma anche questo perde valore, se pensi che è solo tua.




Non conosce paura l'uomo che salta
e vince sui vetri e spezza bottiglie e ride e sorride,
perchè ferirsi non è impossibile,
morire meno che mai e poi mai.

Insieme visitata è la notte che dicono ha due anime
e un letto e un tetto di capanna utile e dolce
come ombrello teso tra la terra e il cielo.
Lui ti offre la sua ultima carta,
il suo ultimo prezioso tentativo di stupire,
quando dice "È quattro giorni che ti amo,
ti prego, non andare via, non lasciarmi ferito".
E non hai capito ancora come mai,
mi hai lasciato in un minuto tutto quel che hai.
Però stai bene dove stai. Però stai bene dove stai.