martedì 23 giugno 2015
Cose che non ti dirò
E' passata più di una settimana da quando ci siamo sentiti l'ultima volta. Ma è come se il tempo fosse molto di più, come se avesse perso forma&contorni, si è dilatato e i giorni passano ora velocemente ora lentamente mentre io sto ferma qui dove ci siamo lasciati, nella stessa stanza.
Non ci siamo neppure guardati negli occhi, non ci siamo detti addio, io non potevo dirtelo perchè non volevo, tu sei stato abbastanza chiaro senza usare quelle cinque letterine.
Sono passati tre anni, e lo so che non sono state tutte rose senza spine, so che i temporali sono stati moltissimi, le nubi ancora di più. Ma credevo ci fosse qualcosa di più forte, qualcosa che andava oltre la razionalità. oltre tutte le persone che mi dicevano che non eri quello giusto per me.
Io ero più testarda di tutto, e non ho dato peso a tutto quello che dicevano, ti credevo, e soprattutto credevo in noi, nella speranza che la nostra storia fosse importante.
Ora guardo indietro e vedo che lo era solo per me, che ero da sola a volere tutto. Ero solo io e tu non c'eri mai. E neppure lo so perchè non c'eri mai, perchè eri preso da te, perchè non amavi me, perchè pensavi a lei. Non lo so. Non mi so dare una risposta. Mi sembra di essere ritornata a nove anni fa, le stesse sensazioni, solo con due persone diverse.
Non ho un bel carattere, a volte sono severa, preferisco essere temuta che compatita, tu sapevi tutti i perchè di questo mondo, ma non ti è importato.
Sapevi che l'ultimo anno dovevo dedicarlo all'università per chiudere il conto che avevo in sospeso, che era quello a non farmi sentire soddisfatta. Ma non ha avuto importanza, anzi l'hai usato contro di me, per dirmi che non condividevamo niente. Cosa potevamo condividere se io non uscivo più manco di casa?
Ho speso tre anni della mia vita a convincermi che volevi veramente me.
E sopratutto ho speso tre anni a convincere te che se i nostri genitori avevano sbagliato tutto, noi potevamo essere diversi. Potevamo essere felici, ma a te non importava.
Avevi sempre rancore, qualsiasi gesto facevo per te, era nulla. Dicevi che mi vedevi sempre insoddisfatta ma non vedevi che stavo lavorando come un mulo, non solo per me, ma anche per noi.
Che senso aveva, avere una carriera e un buon posto se non avevo te con cui realizzare qualcosa?
Ma tu non capivi, pensavi fosse solo il mio ego a doversi soddisfare in qualche modo.
Ho provato a dirti che i nodi si sarebbero risolti se fossimo riusciti ad essere migliori e tu niente.
Dicevi che ti rimproveravo sempre, non capivi che non lo facevo per me, non lo capivi che volevo che imparassi a difenderti, a non farti usare da mezzo mondo. Non capivi che ti amavo, non lo volevi sentire, non lo potevi accettare.
Davi la colpa alla mia diffidenza, al mio caratteraccio, ma forse semplicemente tu non provavi quello che provavo io. Mi hai detto che non avresti fatto gli errori del passato, ma io non ero il passato. Ero il tuo presente, e tu hai preferito gettarmi via e rinchiuderti in te stesso anzichè vedere e accettare che c'era una persona che ti amava nonostante i tuoi mille limiti. Mi hai accusato di essere come le altre, non hai avuto più niente per me, mi hai parlato di ultima telefonata concessa. E io sono sparita. Che potevo fare? Del resto è la cosa che so fare meglio, rendermi invisibile, come inesistente.
Ma per quanto sparisco, non posso non portare con me tutto quanto e chiedermi quanto sia stato vero, e quanto falso, forse mi sono costruita una realtà con lieto fine perchè ne avevo dannatamente bisogno.
Ma so che non sarebbe successo con chiunque. E'successo con te, perchè nei tuoi occhi vedevo la purezza, l'onestà e ora non so più nemmeno chi sei. Mi hai cancellata come si cancella uno scarabocchio da un foglio. Come una macchia dal pavimento. Come qualcosa di sgradito.
E ora mica ti dirò queste cose: non te le scriverò, non te le dirò a voce e so che manco le leggerai, perchè del resto a cosa servirebbe?
Non servirebbe a niente, come quello che ho fatto sempre e quello che non farò più.
lunedì 20 aprile 2015
Fratello gentile
Massacrato di botte
con il cuore spaccato
per aver rovistato
fra le cose e la vita
e morire a occhi aperti
come muore
un fratello gentile
Masticare lo schifo
e scoprirne il sapore
annotarlo con cura
per poter raccontare
e finire da solo in un fosso
con la faccia nel fango
e le risa a guardarti crepare
con il cuore spaccato
per aver rovistato
fra le cose e la vita
e morire a occhi aperti
come muore
un fratello gentile
Masticare lo schifo
e scoprirne il sapore
annotarlo con cura
per poter raccontare
e finire da solo in un fosso
con la faccia nel fango
e le risa a guardarti crepare
venerdì 23 gennaio 2015
Se chiudo gli occhi
19 Ottobre 2014
Se chiudo gli occhi è ancora il 27 ottobre 2013. C’è quella
stanza bianca, quell’odore di disinfettante che m’infetta le narici, ci siamo
noi attorno al letto di quella persona che ha dato tutto agli altri senza
tenere niente per se stessa: mia zia. La vedo ancora pallida, sedata, e spero
che sia incapace di capire dove stanno andando a finire le sue speranze, dove
sta finendo la sua battaglia durata due anni. Riaffiorano lenti e inesorabili
tutti i momenti trascorsi insieme, tutti i consigli, tutti i momenti di
sconforto in cui mi stringeva la mano e mi aiutava ripartire. Quelle ore scorrono lente, ed è
un’agonia infinita stare lì razionalmente consapevoli della morte che arriva ma
con la speranza di un miracolo che la salvi. E’ un vai e vieni d’infermieri che
attendono il decesso, ed è un gesto automatico, come se si stesse parlando di
un oggetto e non di un essere umano. Poi mi mandano via, mi spediscono a casa.
Ma mentre sono per strada mi richiamano. E allora la corsa disperata, le scale
salite a due a due, il respiro spezzato, le lacrime che corrono più veloce di
me, e ritorno in quel bianco, quel bianco che oggi non riesco a sopportare,
l’abbraccio ma è tardi. Lei è andata via e questa volta non tornerà. Per la
prima volta in vita mia sento un vuoto dentro che non credo riuscirò mai a
colmare. Un vuoto che mi divora e mi rosicchia nel profondo. Oggi è passato
quasi un anno e se chiudo gli occhi so che lei è ancora qua con me a stringermi
la mano e per ringraziarla di essere stata per me madre, sorella, zia ed amica
le dedico tutti i miei giorni.
domenica 18 gennaio 2015
Parole desuete
Da quando non ci sei più, ci sono parole che ho smesso di usare.
Le usavo perchè erano desuete e ti facevano ridere.
A volte ti dicevo che avevo tante personalità, e ogni tanto una si lasciava morire per inerzia, oppure scherzando ti chiedevo del "presente" che mi avresti fatto per il compleanno.
E' come se il mio vocabolario si fosse improvvisamente ridotto all'osso, allo stretto necessario.
I primi tempi pensavo che fosse solo una cosa transitoria, adesso so con certezza che un nuovo status destinato a non lasciarmi.
Forse alla fine non è neppure solo il vocabolario ad essersi ridotto, è proprio che io ho perso la voglia di esprimermi, la voglia di chiarire con gli altri, adesso lascio stare e vado oltre. Oltre i silenzi, senza bisogno di cercare risposte, come se tutte le risposte del mondo non serviranno mai a nulla.
Penso a cose pratiche: esami, scadenze, lavoro, appuntamenti e tutte le mie giornate sono scandite da orari ben definiti, senza spazio per pensare a niente che non sia ordinarietà.
Oggi dopo mesi mi fermo, e mi rendo conto che non ho più scritto, non ho più parlato neppure con me stessa.
E ora quando sento una parola, o una cosa che mi riporta a te, mi rendo conto che il suono non è più quello di una volta, è un'eco lontana, un frantumarsi di ricordi vetro che ti tagliano ovunque mentre cerchi di raccogliere i cocci.
Stasera, tra una canzone e l'altra, un esame che si avvicina e i pochi giorni che mi restano, mi chiedo che fine farò, dove mi porterà "la strada giusta" che ho intrapreso.
E non rimane più niente
che mi fa più paura
di me
che mi fa più paura
di me
sabato 10 gennaio 2015
MALEDETTI ITALIANI
I “Maledetti italiani” siamo noi, tutti, senza eccezione: avviluppati in un'identità nazionale che è tanto più forte quanto più è fragile il nostro sentirci comunità. [...] Un brano che è allo stesso tempo un manifesto programmatico, una dichiarazione di appartenenza e un atto d'accusa: verso se stesso, il maledetto me, e verso il paese che ha nutrito e cresciuto la sua musica. Il video che accompagna Maledetti italiani è la rappresentazione plastica del rapporto di odio-amore che gli italiani hanno con il loro paese e con le figure che ne hanno costruito la grandezza o raccontato (e in qualche caso, facilitato) la caduta: un rapporto fatto di umorismo, sorpresa, ammirazione per il genio, ma anche risentimento. È un paese che cambia, quello raccontato dal video e cantato da Colapesce, in modi inaspettati e suo malgrado: un paese che non ha più il volto che aveva cinquant'anni fa, talvolta nel bene, talvolta nel male. Secoli di storia italiana sono raccontati attraverso i volti dei personaggi aggrediti con equanime aggressività dal piccolo Francesco Fallica, “maledetto italiano di nuova generazione” e protagonista del video, che non risparmia nessuno: il concetto di buono e cattivo - di “alto” e “basso” - perde valore.
Siamo tutti italiani, ognuno maledetto a modo suo.
Il video, realizzato dal collettivo catanese Ground's Oranges con la regia di Zavvo Nicolosi, è stato girato nello studio dell'artista Jacopo Leone e si conclude non a caso con un rogo in cui, tra politici, calciatori, personaggi del cinema, della musica, della televisione, mostri sacri e fieri rappresentanti della cultura italiana nel mondo, brucia anche la foto dello stesso Colapesce. Segno di discontinuità col passato e bisogno di fare tabula rasa degli idoli, dei nemici e anche di se stesso, un po' come i Clash che nel 1977 cantavano: “No Elvis, Beatles, or The Rolling Stones”.
domenica 21 dicembre 2014
Prima della pioggia
E chissà dov'eri quando pioveva senza sosta
e senza ombrello guardavi immobile la chiesa di Santa Maria Novella
l'avresti dovuta vedere che era come una fotografia sfocata
con l'acqua che le sbatteva addosso
e il campanile come d'un altro tempo già a toccare il cielo, il sereno
insomma ti avrei voluta vedere mentre la guardavi
come in un domino spazio-temporale sotto il temporale.
Potevo essere un gatto e giocare con la mia coda
senza sapere che fosse mia
e camminavo invece per Firenze e avevo la vaga
la vana intuizione di vederti in quasi tutte le pozze che si formavano
come dei vuoti come degli errori proprio davanti ai miei passi.
Camminavo e mi bagnavo e sotto l'acqua ti pensavo e sotto l'acqua ti volevo
almeno ti avessi avuta vicino che ti potevo dire:
Guarda puoi chiudere gli occhi e non vedrai mai più nero
al massimo il marrone, il grigio scuro, il verde bottiglia
te lo dirò quel giorno che davvero ti dirò tutto
prima della pioggia, prima della rivoluzione.
domenica 7 dicembre 2014
Senza di te tornavo
Senza di te tornavo, come ebbro,
non più capace d'esser solo, a sera
quando le stanche nuvole dileguano
nel buio incerto.
Mille volte son stato così solo
dacché son vivo, e mille uguali sere
m'hanno oscurato agli occhi l'erba, i monti
le campagne, le nuvole.
Solo nel giorno, e poi dentro il silenzio
della fatale sera. Ed ora, ebbro,
torno senza di te, e al mio fianco
c'è solo l'ombra.
E mi sarai lontano mille volte,
e poi, per sempre. Io non so frenare
quest'angoscia che monta dentro al seno;
essere solo.
non più capace d'esser solo, a sera
quando le stanche nuvole dileguano
nel buio incerto.
Mille volte son stato così solo
dacché son vivo, e mille uguali sere
m'hanno oscurato agli occhi l'erba, i monti
le campagne, le nuvole.
Solo nel giorno, e poi dentro il silenzio
della fatale sera. Ed ora, ebbro,
torno senza di te, e al mio fianco
c'è solo l'ombra.
E mi sarai lontano mille volte,
e poi, per sempre. Io non so frenare
quest'angoscia che monta dentro al seno;
essere solo.
Pier Paolo Pasolini
domenica 30 novembre 2014
Quelle come me
Quelle come me regalano sogni, anche a costo di rimanerne prive.
Quelle come me donano l'Anima,
perché un'anima da sola è come una goccia d'acqua nel deserto.
Quelle come me tendono la mano ed aiutano a rialzarsi,
pur correndo il rischio di cadere a loro volta.
Quelle come me guardano avanti,
anche se il cuore rimane sempre qualche passo indietro.
Quelle come me cercano un senso all'esistere e, quando lo trovano,
tentano d'insegnarlo a chi sta solo sopravvivendo.
Quelle come me quando amano, amano per sempre.
e quando smettono d'amare è solo perché
piccoli frammenti di essere giacciono inermi nelle mani della vita.
Quelle come me inseguono un sogno
quello di essere amate per ciò che sono
e non per ciò che si vorrebbe fossero.
Quelle come me girano il mondo alla ricerca di quei valori che, ormai,
sono caduti nel dimenticatoio dell'anima.
Quelle come me vorrebbero cambiare,
ma il farlo comporterebbe nascere di nuovo.
Quelle come me urlano in silenzio,
perché la loro voce non si confonda con le lacrime.
Quelle come me sono quelle cui tu riesci sempre a spezzare il cuore,
perché sai che ti lasceranno andare, senza chiederti nulla.
Quelle come me amano troppo, pur sapendo che, in cambio,
non riceveranno altro che briciole.
Quelle come me si cibano di quel poco e su di esso,
purtroppo, fondano la loro esistenza.
Quelle come me passano inosservate,
ma sono le uniche che ti ameranno davvero.
Quelle come me sono quelle che, nell'autunno della tua vita,
rimpiangerai per tutto ciò che avrebbero potuto darti
e che tu non hai voluto.
Quelle come me donano l'Anima,
perché un'anima da sola è come una goccia d'acqua nel deserto.
Quelle come me tendono la mano ed aiutano a rialzarsi,
pur correndo il rischio di cadere a loro volta.
Quelle come me guardano avanti,
anche se il cuore rimane sempre qualche passo indietro.
Quelle come me cercano un senso all'esistere e, quando lo trovano,
tentano d'insegnarlo a chi sta solo sopravvivendo.
Quelle come me quando amano, amano per sempre.
e quando smettono d'amare è solo perché
piccoli frammenti di essere giacciono inermi nelle mani della vita.
Quelle come me inseguono un sogno
quello di essere amate per ciò che sono
e non per ciò che si vorrebbe fossero.
Quelle come me girano il mondo alla ricerca di quei valori che, ormai,
sono caduti nel dimenticatoio dell'anima.
Quelle come me vorrebbero cambiare,
ma il farlo comporterebbe nascere di nuovo.
Quelle come me urlano in silenzio,
perché la loro voce non si confonda con le lacrime.
Quelle come me sono quelle cui tu riesci sempre a spezzare il cuore,
perché sai che ti lasceranno andare, senza chiederti nulla.
Quelle come me amano troppo, pur sapendo che, in cambio,
non riceveranno altro che briciole.
Quelle come me si cibano di quel poco e su di esso,
purtroppo, fondano la loro esistenza.
Quelle come me passano inosservate,
ma sono le uniche che ti ameranno davvero.
Quelle come me sono quelle che, nell'autunno della tua vita,
rimpiangerai per tutto ciò che avrebbero potuto darti
e che tu non hai voluto.
(Poesia attribuita generalmente ad Alda Merini, anche se in rete hanno smentito tale notizia.)
sabato 22 novembre 2014
Aspettative&aspettare
Come quando cammini sulla sabbia molle e i tuoi passi non lasciano traccia perchè confusi da altra sabbia che colma le tue orme. I posti vuoti del resto sono fatti per essere occupati, non resteranno per sempre vuoti. Ma ci sono posti che svuotati sono destinati a non essere più tali, a perdere la loro dimensione spaziale.
Destinati ad essere forma come quella sul cemento ancora fresco di una strada, non colmabili se non con una nuova passata d'asfalto. Ci vorrebbe una nuova vita, una nuova persona, qualcosa che non può esistere.
Per quanto ti medichi, per quanto vai oltre, per quanto vai avanti, per quanto gli anni passano, per quanto cresci anagraficamente, i marchi restano, quelle impronte sull'asfalto che non se ne vanno più.
Persone che se ne sono andate, ma sono rimaste lì segnate anche quando non volevi, anche quando ti avevano fatto a pezzi e avevano dato quello che restava di te ai cani. Persone che alla fine ritrovi sempre come impronte sull'asfalto su cui cammini. Perchè c'è un nome, perchè un discorso, perchè un libro te le ricorda, o peggio perchè te le ritrovi dietro la porta di casa.
E mi hanno detto: "Il problema è tutto nelle aspettative che nutri".
E ho imparato a non avere aspettative, ma a sapere aspettare.
Ho aspettato senza dire niente, ho osservato tutto quello che mi circondava e che non potevo cambiare io aspettando che si mettesse in riga.
Ma non succedeva niente, anzi tutto precipitava sempre di più e non potevo permetterlo, per quel senso insano e controproducente di giustizia che mi hanno instillato dentro.
Così ho messo i puntini sulle i, e dopo la resa, ancora una volta mi sono alzata per andare verso qualcosa di meglio per me, a dispetto dei giudizi insensati della gente.
A dispetto di tutti quelli che non hanno creduto in me, a dispetto di tutti quelli che mi hanno voltato le spalle, a dispetto di chi ho perdonato e ha sbagliato ancora buttando al vento la fatica che avevo fatto per fidarmi, a dispetto di chi mi ha urlato che sapevo solo piangermi addosso. A dispetto di chi con gli occhi pieni di supplica mi ha chiesto aiuto per mandarmi all'inferno non appena le cose hanno preso pieghe diverse.
A dispetto loro oggi non ho più bisogno, nè di una spalla, nè di un aiuto, nè di un conforto perchè ho imparato a volermi bene e sapermi aiutare.
domenica 16 novembre 2014
In cosa credi
E allora in cosa credi?
Non hai una frase,una data memoria,più duratura di qualsiasi legge.
Credo che scivola e sfugge,e quanto è breve lo capisci alla fine.
E'una sfuriata e non resiste appiglio,e ricomincia tutte le mattine.
Non hai una frase,una data memoria,più duratura di qualsiasi legge.
Credo che scivola e sfugge,e quanto è breve lo capisci alla fine.
E'una sfuriata e non resiste appiglio,e ricomincia tutte le mattine.
martedì 19 agosto 2014
E la colpa rimane
Di aver speso parole. Di aver taciuto.
Di aver mentito. Di aver
dimenticato. Di aver tradito. La colpa,
di aver speso parole quando
c'era solo da ascoltare, di aver taciuto
quando invece era necessario
gridare più forte. La colpa,
di aver mentito per dimenticare,
di aver dimenticato per non mentire.
Di aver tradito per amore, per
vigliaccheria, per stupidità,
per non soffrire. La colpa,
di aver barattato il sogno
per la paura di rischiare
e di smettere così di continuare
a sognare. Rimane,
di aver confessato la sconfitta,
la resa: la semplice impossibilità
di essere migliore. Rimane
la colpa di lasciarsi invecchiare
di lasciarsi commuovere, ancora.
Rimane l'inganno, il sangue,
la croce, il vuoto nascosto
dentro un mucchio di parole
mentre tutto inesorabilmente crolla.
Ma, rimane l'amore,
nell'immediato. Sopra ogni cosa.
Paolo Lisi
giovedì 17 luglio 2014
Un destino più che ridicolo
Sono passati quasi otto mesi dalla sua scomparsa, ma ancora oggi i suoi amici chiedono di lei e vogliono sentire la sua "storia". A volte sono tentata di riassumere il tutto con "è stata solo una grande battaglia persa", ma poi sfogo la rabbia che tengo dentro altrove, in genere su me stessa per evitare di scaraventarla addosso a chiunque. La verità è che il tempo passa, lentamente ma passa e io chiudo sempre di più ogni spiraglio di apertura verso l'esterno, rintanandomi verso l'unica cosa che mi da sicurezza: io. Corro sempre come un frecciarossa, senza sapere neppure dove sto andando, se arriverò o se mi spiaccicherò in un muro. Corro e basta, corro per non stare ferma, per non farmi raggiungere dai ricordi, dalle parole. Ma per quanto io scappi la sera quando dopo tutto mi fermo loro vengono ad assalirmi e lì non posso fare a meno di combatterli, e se evito di farlo loro continuano a seguirmi dentro i sogni e lì perdo sempre. Ma perdere alla fine non è neppure così insopportabile o doloroso. C'è di peggio, c'è sempre di peggio. Così me lo ripeto di continuo per pensare che alla fine mi è andata pure bene. Ma nella ripetizione di questo mantra cresce il disprezzo e l'intolleranza verso l'altrui lamentela, verso la debolezza, verso l'inattività. La lamentela gratuita è il male del secolo, l'egoismo che non fa vedere oltre il proprio naso, la mancata considerazione della posizione altrui fa credere di essere i soli ad avere problemi, i soli a soffrire. Ma lo stesso soffrire non è forse un concetto relativo? Una persona che non ha mai avuto alcun problema e si rompe un dito è chiaro che lo vive come un dramma, ma pensa mai che c'è chi ha dovuto vedere che gli amputavano direttamente un arto? No, a nessuno questo pensiero sfiora la mente. Io ho iniziato a chiedermelo, così preferisco tacere non sapendo cos'hanno gli altri. Solo quando so per certo che alla base non c'è niente li fulmino con le parole e spero che almeno imparino l'arte del non vittimizzarsi e del non dare la colpa agli altri dei proprio torti o dei propri piccoli drammi senza valore.
Ne abbiamo attraversate di tempeste
e quante prove antiche e dure
ed un aiuto chiaro da un'invisibile carezza
di un custode.
Degna é la vita di colui che é sveglio
ma ancor di più di chi diventa saggio
e alla Sua gioia poi si ricongiunge
sia Lode, Lode all'Inviolato.
E quanti personaggi inutili ho indossato
io e la mia persona quanti ne ha subiti
arido é l'inferno
sterile la sua via.
Quanti miracoli, disegni e ispirazioni...
E poi la sofferenza che ti rende cieco
nelle cadute c'é il perché della Sua Assenza
le nuvole non possono annientare il Sole
e lo sapeva bene Paganini
che il diavolo é mancino e subdolo
e suona il violino.
e quante prove antiche e dure
ed un aiuto chiaro da un'invisibile carezza
di un custode.
Degna é la vita di colui che é sveglio
ma ancor di più di chi diventa saggio
e alla Sua gioia poi si ricongiunge
sia Lode, Lode all'Inviolato.
E quanti personaggi inutili ho indossato
io e la mia persona quanti ne ha subiti
arido é l'inferno
sterile la sua via.
Quanti miracoli, disegni e ispirazioni...
E poi la sofferenza che ti rende cieco
nelle cadute c'é il perché della Sua Assenza
le nuvole non possono annientare il Sole
e lo sapeva bene Paganini
che il diavolo é mancino e subdolo
e suona il violino.
lunedì 16 giugno 2014
Ritratto di famiglia con dovute eccezioni
Un esempio tipico della parabola dei parenti serpenti, un quadretto tipico della mia infanzia quando ancora illusoriamente pensavo alla favola della famiglia unita.
TUTTI AL MARE
Tutti al mare, tutti al mare
mamma chiama i bambini per farmi giocare
con loro sul mare ma riesco a fuggire.
e ogni tanto mi accorgo che babbo
si perde a guardare le donne del mare
tutte nude, tutte al mare.
Mamma non vuole comprarmi la noce di cocco
e mi porta a bagnare la testa con l'acqua di mare,
che il sole comincia a scottare.
Poi tira fuori i panini con l'olio e col sale, con la pipì del cane,
buttalo, buttalo in mare,
e sono a sedere sulle ginocchia del mio più forte zio...
quello che a forte dei marmi ha vinto una gara
di tiro al piattello, ed una di ballo liscio
e che oggi è venuto con noi qui al mare
e c'è anche la zia che rimane a guardare
mentre noi ci tuffiamo nel mare
perché lei dice che oggi il bagno non lo può fare
e nella testa ha la rima micidiale delle canzoni italiane
che sono state scritte tutte sulla riva del mare
tutti al mare, tutti al mare
ad affogarci nel mare,
mamma chiama i bambini per farmi giocare
con loro sul mare ma riesco a fuggire.
e ogni tanto mi accorgo che babbo
si perde a guardare le donne del mare
tutte nude, tutte al mare.
Mamma non vuole comprarmi la noce di cocco
e mi porta a bagnare la testa con l'acqua di mare,
che il sole comincia a scottare.
Poi tira fuori i panini con l'olio e col sale, con la pipì del cane,
buttalo, buttalo in mare,
e sono a sedere sulle ginocchia del mio più forte zio...
quello che a forte dei marmi ha vinto una gara
di tiro al piattello, ed una di ballo liscio
e che oggi è venuto con noi qui al mare
e c'è anche la zia che rimane a guardare
mentre noi ci tuffiamo nel mare
perché lei dice che oggi il bagno non lo può fare
e nella testa ha la rima micidiale delle canzoni italiane
che sono state scritte tutte sulla riva del mare
tutti al mare, tutti al mare
ad affogarci nel mare,
tutti al mare, tutti al mare
O AD AFFOGARE QUEI PARENTI NEL MARE.
Virginiana Miller- Tutti al mare (Gelaterie sconsacrate 1997)
venerdì 23 maggio 2014
Scadenze
Sai cosa penso di noi due?
Sbagliamo a voler resistere alle difficoltà e ai cambiamenti.
Baustelle- La natura
Per fortuna o per sfortuna si cambia, si prendono distanze da ciò che è altro rispetto a se stessi, si modificano le priorità e ci si disintossica dalle cose e dalle persone che ci avvelenano.
Leggevo in un libro l'altro giorno che vivere senza fidarsi è la scelta più comoda che una persona possa fare, ma non credo che questo sia vero, dover vivere sull'attenti sempre pronti a essere pugnalati alle spalle è l'inferno peggiore che una persona si possa costruire. E' l'inferno che io ho voluto costruirmi.
Credevo a troppe cose, a poche persone pensando che fossero quelle buone, ma ancora una volta mi sono sbagliata. Mangiare diffidenza a tutti i pasti comporta un'indigestione di cui a un certo punto si sceglie di fare a meno per un mero principio di autoconservazione. Mi sono vista combattere a denti stretti contro tutti e tutto e soprattutto contro la mia malinconia. L'ho messa da parte e sono andata oltre, e questo andare oltre è diventato un'abitudine da cui non riesco più a separarmi. Sono andata così oltre, che alla fine non sono più tornata. E non mi manca tutto quello che c'era, tutti quelli che credevo ci fossero, vicini e lontani, la sola che mi manca è lei, l'unica persona per cui riesco ancora a provare qualcosa e a sentirmi viva, nel dolore, esattamente come ad ottobre, ma viva. E non vedo più orizzonti lontani ma solo scadenze, solo cose pratiche, esami da passare, limiti da superare, persone da lasciare stare e sparizioni.
"C'è chi pensa che siamo in viaggio verso la felicità. Per me i viaggi conducono alla consapevolezza di quel che vogliamo. Qualsiasi cosa decidi di essere, sii il prodotto del tuo amore. Il diritto ad essere noi stessi è la meta che ci guadagniamo attraverso quel viaggio. Tutta la vita è un viaggio verso e dentro noi stessi. E la felicità sta tutta nelle gambe del nostro coraggio."
Massimo Bisotti- La luna blu
Sbagliamo a voler resistere alle difficoltà e ai cambiamenti.
Baustelle- La natura
Per fortuna o per sfortuna si cambia, si prendono distanze da ciò che è altro rispetto a se stessi, si modificano le priorità e ci si disintossica dalle cose e dalle persone che ci avvelenano.
Leggevo in un libro l'altro giorno che vivere senza fidarsi è la scelta più comoda che una persona possa fare, ma non credo che questo sia vero, dover vivere sull'attenti sempre pronti a essere pugnalati alle spalle è l'inferno peggiore che una persona si possa costruire. E' l'inferno che io ho voluto costruirmi.
Credevo a troppe cose, a poche persone pensando che fossero quelle buone, ma ancora una volta mi sono sbagliata. Mangiare diffidenza a tutti i pasti comporta un'indigestione di cui a un certo punto si sceglie di fare a meno per un mero principio di autoconservazione. Mi sono vista combattere a denti stretti contro tutti e tutto e soprattutto contro la mia malinconia. L'ho messa da parte e sono andata oltre, e questo andare oltre è diventato un'abitudine da cui non riesco più a separarmi. Sono andata così oltre, che alla fine non sono più tornata. E non mi manca tutto quello che c'era, tutti quelli che credevo ci fossero, vicini e lontani, la sola che mi manca è lei, l'unica persona per cui riesco ancora a provare qualcosa e a sentirmi viva, nel dolore, esattamente come ad ottobre, ma viva. E non vedo più orizzonti lontani ma solo scadenze, solo cose pratiche, esami da passare, limiti da superare, persone da lasciare stare e sparizioni.
"C'è chi pensa che siamo in viaggio verso la felicità. Per me i viaggi conducono alla consapevolezza di quel che vogliamo. Qualsiasi cosa decidi di essere, sii il prodotto del tuo amore. Il diritto ad essere noi stessi è la meta che ci guadagniamo attraverso quel viaggio. Tutta la vita è un viaggio verso e dentro noi stessi. E la felicità sta tutta nelle gambe del nostro coraggio."
Massimo Bisotti- La luna blu
Distance, I'll keep my distance
These things I never seem to mean
So I'll leave the murder scene
Honey, what got broken
Won't go back together again
So I'll leave this while I can
These things I never seem to mean
So I'll leave the murder scene
Honey, what got broken
Won't go back together again
So I'll leave this while I can
Nothing to be scared of
My dreams they keep a hold of me
My guide when I can't see
Come, I will be there
I'm sure you're passing the test
I wish you all the best
My dreams they keep a hold of me
My guide when I can't see
Come, I will be there
I'm sure you're passing the test
I wish you all the best
mercoledì 12 marzo 2014
Ti vendi bene.
È una giornata fredda e luminosa
l'importante è che succeda qualcosa, qualsiasi cosa.
È una notte buia e meravigliosa
L'importante è che succeda qualcosa, qualsiasi cosa.
Una nuova ondata di freddo è attesa
in questa strada che ha il nome di una santa
e in questo aprile che sembra novembre.
Ridono contemporaneamente in due zone diverse
piangono contemporaneamente ma in due zone diverse
e ridono contemporaneamente in due zone diverse
piangono contemporaneamente ma in due zone diverse.
Tre operai, quattro camerieri, cinque studenti, sei nullafacenti,
tra aspirazioni, delusioni e un grande amore qualsiasi.
In terra di santi, di poeti, di navigatori satellitari, di fiori solo dai fiorai.
Goodbye new economy goodbye, goodbye new economy goodbye.
Sei hai una discoteca vuota nell'anima
se senza paura cammini di notte sul ciglio di una strada
bella come una grande città quando la gente è addormentata
agitata come la bandiera scolorita di chi in qualche modo ce la farà
immenso smarrimento immensa libertà.
Bandiera rossa trionferà ma solo sulla costa del mare in tempesta.
Qualcuno gridava "La luna al popolo"
poi la sera fa il rumore di una saracinesca che si abbassa.
E Mozart è a letto con la febbre alta.
Ti vendi bene, tu ti vendi bene, tu ti vendi bene?
Ti vendi bene, tu ti vendi bene, tu ti vendi bene?
Ti vendi bene, tu ti vendi bene, tu ti vendi bene?
Ti vendi bene, tu ti vendi bene, tu ti vendi bene?
l'importante è che succeda qualcosa, qualsiasi cosa.
È una notte buia e meravigliosa
L'importante è che succeda qualcosa, qualsiasi cosa.
Una nuova ondata di freddo è attesa
in questa strada che ha il nome di una santa
e in questo aprile che sembra novembre.
Ridono contemporaneamente in due zone diverse
piangono contemporaneamente ma in due zone diverse
e ridono contemporaneamente in due zone diverse
piangono contemporaneamente ma in due zone diverse.
Tre operai, quattro camerieri, cinque studenti, sei nullafacenti,
tra aspirazioni, delusioni e un grande amore qualsiasi.
In terra di santi, di poeti, di navigatori satellitari, di fiori solo dai fiorai.
Goodbye new economy goodbye, goodbye new economy goodbye.
Sei hai una discoteca vuota nell'anima
se senza paura cammini di notte sul ciglio di una strada
bella come una grande città quando la gente è addormentata
agitata come la bandiera scolorita di chi in qualche modo ce la farà
immenso smarrimento immensa libertà.
Bandiera rossa trionferà ma solo sulla costa del mare in tempesta.
Qualcuno gridava "La luna al popolo"
poi la sera fa il rumore di una saracinesca che si abbassa.
E Mozart è a letto con la febbre alta.
Ti vendi bene, tu ti vendi bene, tu ti vendi bene?
Ti vendi bene, tu ti vendi bene, tu ti vendi bene?
Ti vendi bene, tu ti vendi bene, tu ti vendi bene?
Ti vendi bene, tu ti vendi bene, tu ti vendi bene?
venerdì 7 marzo 2014
L'ha presa bene, vero?
Il fumo negli occhi, non ti devo guardare. Dipingo di grigio ogni mio paradiso.
La luce che bussa, ti vengo a cercare, ma tu sei già andata via.
Il cile- Tu che avrai di più
"In fondo l'ha presa bene, sta reagendo no?"
Reagire, come si reagisce a un male incurabile, come un malato terminale che si attacca alla vita, perchè non vuole perderla. E io mi attacco ai ricordi, al fantasma della sua assenza che ogni giorno mi ricorda chi sono anche quando cerco di dimenticarlo. E durante il giorno riempio la mente di tanto altro, per non lasciare che il dolore si espanda e mi tolga il fiato, comprimerlo come una molla pronta a riespandersi al minimo cedimento della barriera del fare che mi costruisco. I mesi passano e siamo già a quattro, ma niente di lei mi passa mai, un'assenza sempre più presente in una beffarda armonia del contrasto. Dicono che esista un momento in cui si è pronti a perdere una persona cara, che ognuno ha i suoi tempi per superare le cose, per imparare a gestirle, ma siamo sicuri che è davvero così? Siamo così certi che tutti funzioniamo allo stesso modo?
Spesso presuntuosamente, ho pensato che non so funzionare come gli altri, che sono come un pianoforte con un tasto rotto, che non consente di produrre suoni lineari, ma solo stonati, discordanti. E non so più neppure se mi dispiace davvero essere un accordo fuori intonazione. Alla fine, anche se stonato, il piano suona lo stesso.
Te ne sei andata docile
tra le mie braccia
nella tua fredda notte
leggera come una rondine stremata
tu che avevi il terrore del vuoto.
tra le mie braccia
nella tua fredda notte
leggera come una rondine stremata
tu che avevi il terrore del vuoto.
Mi piacerebbe ogni tanto averti qui
per mostrarti le cose che ho di te.
per mostrarti le cose che ho di te.
domenica 23 febbraio 2014
Lembi di carne scoperta
Conosco un posto nel mio cuore dove tira sempre il vento.
Lucio Dalla- Cara
Quella sensazione di freddo che sale lungo la schiena inesorabilmente quando si alza una parte della maglietta del pigiama e l'umido delle coperte gelate ti tocca la carne scoperta, è una sensazione che conosco bene. Un brivido che scala la colonna vertebrale e mi riporta a sentimenti conosciuti, da cui non posso fuggire come faccio sempre durante le giornate, che ormai ho imparato a riempire a tappo. So mettere da parte le cose che mi fanno male, ho deposto l'attacco a cui ero solita per lasciare spazio ad un'indifferenza che non conoscevo prima, ad un'indifferenza che non mi appartiene e a forza di lasciare scorrere tutto quello che ho intorno, restando fissa alla terra in modo da non lasciarmi trasportare dalla corrente, sembra quasi che le cose assumano un aspetto diverso, un valore minore. Era da qualche mese che non riuscivo a sognare più nulla, ma ieri è successo, e non so neppure dire se era un sogno o un incubo. Nel sogno c'era lei all'altro capo del tavolo, dove passo le mie giornate a macinare capitoli su capitoli, era sdraiata su due sedie come se fossero un letto, ma era diversa, cambiata, smagrita, più vecchia di quando è morta e aveva gli occhi aperti ma non parlava, come se fosse vigile ma senza voce. E io correvo e andavo in questo ospedale altissimo con mille ascensori, a cercare il suo dottore per sentirmi dire ancora una volta che lei c'era ancora ma io dovevo smetterla di cercare, dovevo lasciarla stare. Così sconfitta tornavo in quella stanza e l'abbracciavo piangendo. Così mi sono svegliata ancora con le lacrime agli occhi. E questi sono gli unici momenti in cui riesco ancora a sentirmi in qualche modo presente, in qualche modo in grado di sentire qualcosa, qualcosa che non sia apatia per quello che mi circonda.
Il cielo è vuoto, c’è soltanto il sole
che acceca la terra e fa esplodere il grano
e noi che intanto bruciamo
Il cielo è vuoto perché aspetta il seme
dei nostri sogni e di quello che faremo
È un mantice il cielo è una strana officina
è Dio che si dimentica di fare tutto il suo lavoro
Si stacca l’anima non fa più rumore
puoi chiudere gli occhi ma non puoi più morire.
e noi che intanto bruciamo
Il cielo è vuoto perché aspetta il seme
dei nostri sogni e di quello che faremo
È un mantice il cielo è una strana officina
è Dio che si dimentica di fare tutto il suo lavoro
Si stacca l’anima non fa più rumore
puoi chiudere gli occhi ma non puoi più morire.
lunedì 17 febbraio 2014
Preferisco non dimenticare
"Tanti piccoli segni, tante prove del fatto che è successo qualcosa fra di loro, l'anno in cui lui è entrato per alcuni mesi dentro la sua vita. E lei è entrata almeno per un poco in quella di lui."
Un pomeriggio di riposo, prima di ripartire, per raggiungere questa benedetta laurea che rappresenta la "svolta" che mi porterà a scegliere se restare o andare via. Restare o andare, ed è tutto ancora da vedere. Prima ero sicura di volermi lasciare alle spalle tutto quanto, compresi i miei affetti a cui ho sempre stentato a credere e tutte le persone che hanno tentato di starmi vicino e che io ho allontanato per la mia naturale diffidenza. Adesso non sono più così sicura. Non è cambiato niente nella mia situazione, oltre il fatto che mia zia adesso non c'è più, gli amici sono rimasti sempre gli stessi, non uno di più, non uno di meno. Anche quelli che credevo di aver perso sono in qualche modo tornati ad occupare il posto che gli avevo riservato. E mi rendo conto oggi che è appunto una questione di spazi, di quelli che ritagli per te, di quelli che risevi agli altri, tutto sta nella misura della proporzione degli spazi. Quando uno spazio resta vuoto, non succede mai che gli altri spazi si allargano e vanno a riempirlo, quello spazio resta sempre vuoto, non ammette sostituti o riempitivi di alcun tipo. E l'errore sta tutto appunto nello stesso pensare che lo spazio sia vuoto, come dice Barnes "il fatto che una persona sia morta, non vuol dire che non esiste", e lei continua ad esistere in un modo che spesso mi atterrisce, in tutti i miei gesti lei c'è, in tutto quello che in qualche modo sento c'è lei, ci sono ancora le sue parole e sono tutto tranne che morte.
Se ci penso è anche un discorso più ampio: tutte queste persone che in qualche modo mi sono passate attraverso, mi hanno lasciato qualcosa in qualche modo che neanche io so dire qual'è stato, e poi ognuno è andato per la sua strada, e si è estranei di nuovo, come prima. Ma non c'è niente che è mai "come prima", il prima non esiste di fronte al dopo, e per quanto una persona ridiventi "estranea" non lo sarà mai veramente, ci sarà sempre uno sguardo che s'incrocia e ti fa pensare che quella persona non lo è. Tutto poi finisce lì, perchè ognuno a suo modo è andato "oltre" o altrove, o con qualcun altro, ma il fatto che in fondo estranei non lo si è, resta sempre. E io penso oggi che tutte le persone che mi si sono avvicinate, che mi abbiano fatto del male, o che io ne abbia fatto a loro, per quanto lontane, distanti e fuori dalla mia vita, non saranno mai estranei davvero, perchè mi ricorderò sempre in qualche modo di loro, perchè non so più raccontarmi la favola del meglio dimenticare. Questo mondo dell'oblio e della dimenticanza, non l'ho mai conosciuto fino adesso, e non credo che potrò avere mai il piacere o il dispiacere di conoscerlo. Io non voglio dimenticare niente e nessuno alla fine, preferisco ricordare tutto di tutti.
Un pomeriggio di riposo, prima di ripartire, per raggiungere questa benedetta laurea che rappresenta la "svolta" che mi porterà a scegliere se restare o andare via. Restare o andare, ed è tutto ancora da vedere. Prima ero sicura di volermi lasciare alle spalle tutto quanto, compresi i miei affetti a cui ho sempre stentato a credere e tutte le persone che hanno tentato di starmi vicino e che io ho allontanato per la mia naturale diffidenza. Adesso non sono più così sicura. Non è cambiato niente nella mia situazione, oltre il fatto che mia zia adesso non c'è più, gli amici sono rimasti sempre gli stessi, non uno di più, non uno di meno. Anche quelli che credevo di aver perso sono in qualche modo tornati ad occupare il posto che gli avevo riservato. E mi rendo conto oggi che è appunto una questione di spazi, di quelli che ritagli per te, di quelli che risevi agli altri, tutto sta nella misura della proporzione degli spazi. Quando uno spazio resta vuoto, non succede mai che gli altri spazi si allargano e vanno a riempirlo, quello spazio resta sempre vuoto, non ammette sostituti o riempitivi di alcun tipo. E l'errore sta tutto appunto nello stesso pensare che lo spazio sia vuoto, come dice Barnes "il fatto che una persona sia morta, non vuol dire che non esiste", e lei continua ad esistere in un modo che spesso mi atterrisce, in tutti i miei gesti lei c'è, in tutto quello che in qualche modo sento c'è lei, ci sono ancora le sue parole e sono tutto tranne che morte.
Se ci penso è anche un discorso più ampio: tutte queste persone che in qualche modo mi sono passate attraverso, mi hanno lasciato qualcosa in qualche modo che neanche io so dire qual'è stato, e poi ognuno è andato per la sua strada, e si è estranei di nuovo, come prima. Ma non c'è niente che è mai "come prima", il prima non esiste di fronte al dopo, e per quanto una persona ridiventi "estranea" non lo sarà mai veramente, ci sarà sempre uno sguardo che s'incrocia e ti fa pensare che quella persona non lo è. Tutto poi finisce lì, perchè ognuno a suo modo è andato "oltre" o altrove, o con qualcun altro, ma il fatto che in fondo estranei non lo si è, resta sempre. E io penso oggi che tutte le persone che mi si sono avvicinate, che mi abbiano fatto del male, o che io ne abbia fatto a loro, per quanto lontane, distanti e fuori dalla mia vita, non saranno mai estranei davvero, perchè mi ricorderò sempre in qualche modo di loro, perchè non so più raccontarmi la favola del meglio dimenticare. Questo mondo dell'oblio e della dimenticanza, non l'ho mai conosciuto fino adesso, e non credo che potrò avere mai il piacere o il dispiacere di conoscerlo. Io non voglio dimenticare niente e nessuno alla fine, preferisco ricordare tutto di tutti.
Confesso l'ho fatto apposta
nell'intento di ferirti
ti sembrero' alquanto stupida
sicuramente immatura
per tutte quelle volte in cui ho sentito l'istinto di abbracciarti
per tutte quelle volte in cui ho creduto sul serio
di annullarti dalla mia testa
annullarti dalla mia testa
annullarti
il tutto in funzione di nessuna logica
nell'intento di ferirti
ti sembrero' alquanto stupida
sicuramente immatura
per tutte quelle volte in cui ho sentito l'istinto di abbracciarti
per tutte quelle volte in cui ho creduto sul serio
di annullarti dalla mia testa
annullarti dalla mia testa
annullarti
il tutto in funzione di nessuna logica
Ammetto ero al sicuro
nel mio guscio di carta pesta
ho agito facendo in modo
di non mostrare incoerenza
per tutte quelle volte in cui ho cercato di non assecondarti
per tutte quelle volte in cui ho creduto sul serio
di annullarti dalla mia testa
annullarti dalla mia testa
annullarti
il tutto in funzione di nessuna logica
il tutto in funzione di nessuna logica
nel mio guscio di carta pesta
ho agito facendo in modo
di non mostrare incoerenza
per tutte quelle volte in cui ho cercato di non assecondarti
per tutte quelle volte in cui ho creduto sul serio
di annullarti dalla mia testa
annullarti dalla mia testa
annullarti
il tutto in funzione di nessuna logica
il tutto in funzione di nessuna logica
sabato 8 febbraio 2014
Persino il dolore più atroce si addomestica
L' incalzare di un treno in corsa,
sui vetri e lampadari accesi nelle stanze dei ricordi,
ho indossato una faccia nuova,
su un vestito da cerimonia
ed ho sepolto il desiderio intrepido di averti affianco,
Allo specchio c'è un altra donna,
nel cui sguardo non v'è paura
com'è preziosa la tua assenza
in questa beata ricorrenza.
sui vetri e lampadari accesi nelle stanze dei ricordi,
ho indossato una faccia nuova,
su un vestito da cerimonia
ed ho sepolto il desiderio intrepido di averti affianco,
Allo specchio c'è un altra donna,
nel cui sguardo non v'è paura
com'è preziosa la tua assenza
in questa beata ricorrenza.
domenica 2 febbraio 2014
Te ne vai, e allora non devi tornare
"Odio le recriminazioni. Sono come la pioggia invernale che entra dappertutto, anche nel cuore."
Michela Marzano- L'amore è tutto: è tutto ciò che so dell'amore
Ieri ha piovuto per tutto il giorno, e oggi la nebbia sembra stia abbandonando il campo. In questi giorni, penso sempre alla gente che se n'è andata, a chi ti volta le spalle come se niente fosse e semplicemente decide di andare via. Ogni cosa che facciamo è una scelta e una rinuncia: scegli qualcosa e rinunci all'altra.
E fin qui sarebbe tutto normale, se non fosse per il fatto che le persone sentono sempre il bisogno di ritornare in qualche modo, chiedendo scusa e o non facendolo, o peggio scivolando nei discorsi patetici del "ma io non volevo farti male". Non volevi o volevi, che differenza fa dopo averlo fatto? Mica stiamo qua a commisurare la pena, per cui se tu non vuoi io ti faccio lo sconto. Che lo vuoi o no, quando fai male a qualcuno non cambia niente. E non è neanche una questione della logica del "non fare agli altri quello che non vorresti che gli altri facessero a te", è una questione di dannata coerenza. Quando si sceglie di andarsene, non si deve tornare, perchè dietro le giustificazioni del "l'ho fatto anche per te, perchè io sapevo", c'è un "no" perchè tu non sapevi proprio niente, tu mica l'hai fatto per me, l'hai fatto per te, come sempre egoisticamente sperando di poter mettere un tappo a quella coscienza bucata che hai. E a me è successa parecchie volte con diverse persone questa storia del "ritorno", solo che non ho mai permesso a qualcuno di attuare il piano della riparazione del danno fatto, semplicemente perchè non credevo che una persona che se n'era andata una volta, non l'avrebbe più fatto. Si sa, l'uomo è l'essere più recidivo che esista. L'altro giorno mi trovavo in libreria, e involontariamente ho sentito il discorso di un lettore accanito con il commesso, credo parlassero di libri quando il signore dice "Che poi è bella sta storia dell'amore che tutti cercano, poi lo trovano e che fanno? Se ne vanno perchè hanno paura, ma a che serve cercarlo se sei un vigliacco?", io ho guardato quel tipo in faccia e ho abbassato la testa pensando che mica si è vigliacchi solo con i sentimenti, ma qualsiasi cosa dopo che ce l'hai potenzialmente sei pronto a buttarla via, magari poi te ne penti pure, ma intanto l'hai buttata via. E io mi rendo conto oggi che ammiro quelle persone che sanno tenersi stretto quello che hanno, quelli che non se ne vanno senza sapere quello che stanno facendo, quelli che se ne vanno e non tornano più e sanno che il bene dell'altro sta tutto nel non vederli ritornare mai più. E' chiaro, se non vuoi andartene, non te ne vai, punto. E ripenso oggi a quei pomeriggi interi che mia zia spendeva a convincermi che non era colpa mia se le persone mi voltavano le spalle e se ne andavano, che era solo perchè io li spaventavo e io che ripetevo che non volevo fare paura alle persone, e pensavo che fosse una cosa brutta. E lei che diceva che non sempre era brutto, che se le persone ti temono forse è anche meglio, perchè sanno che non devono spingersi oltre più di tanto e capita meno che gente che non merita ti possa ferire. Ma io non le credevo mica, pensavo sempre che avevo una colpa di qualche tipo, una parola sbagliata, un atteggiamento che non andava bene, fino a convincermi del fatto che se i ragazzi con cui stavo mi tradivano era di sicuro colpa mia. E più il copione si ripeteva, con la prima, con la seconda persona, con la terza e più mi convincevo che ero proprio sbagliata. Oggi a distanza di anni, mi sto liberando da questa convinzione perversa, e forse è anche la mancanza di mia zia, che mi sta aiutando ad elaborare tutte le colpe che mi sono marchiata a fuoco sulla pelle. Così come costa parecchio togliersi un tatuaggio anche togliersi colpe marchiate e fuoco costa tanto. Costa tutta la consapevolezza che comporta l'ora di rimettersi in piedi da soli, senza sostegni che mi consentano di trovare sempre una spalla su cui piangere, perchè ora non sento più il bisogno nè di piangere nè di trovare la famosa spalla su cui farlo. Ora sto e mi sta bene così.
Sono stazioni tirreniche al sole
dove passano i treni direttissimi altrove.
E' un palmizio borghese accanto alla vasca vuota dei pesci,
rossi negli occhi.
E' un museo dell'estate, le gelaterie sconsacrate
sono i canarini gialli nella precisione delle finestre.
sono le epoche brusche delle maree da sentire coi piedi
sotto un cielo questo che vedi con gli occhi dei sandali blu.
Tu sei, si sei quello che sei ma comunque sei tanto più di me
e sei, si sei quello che sei ma comunque sei tanto più di me
e allora vai, prendi il treno e vai
che se non te ne vai tanto te ne andrai
e vai, prendi il treno e vai
che se non te ne vai tanto te ne andrai
perchè sei, si sei quello che sei
ma comunque sei tanto più di me
e vai, prendi il treno e vai
che se non te ne vai tanto te ne andrai
verso stazioni tirreniche altrove dove passano i treni
direttissimi al sole ...altrove
dove passano i treni direttissimi altrove.
E' un palmizio borghese accanto alla vasca vuota dei pesci,
rossi negli occhi.
E' un museo dell'estate, le gelaterie sconsacrate
sono i canarini gialli nella precisione delle finestre.
sono le epoche brusche delle maree da sentire coi piedi
sotto un cielo questo che vedi con gli occhi dei sandali blu.
Tu sei, si sei quello che sei ma comunque sei tanto più di me
e sei, si sei quello che sei ma comunque sei tanto più di me
e allora vai, prendi il treno e vai
che se non te ne vai tanto te ne andrai
e vai, prendi il treno e vai
che se non te ne vai tanto te ne andrai
perchè sei, si sei quello che sei
ma comunque sei tanto più di me
e vai, prendi il treno e vai
che se non te ne vai tanto te ne andrai
verso stazioni tirreniche altrove dove passano i treni
direttissimi al sole ...altrove
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