"Il
lavoro, ho capito, può essere un utile surrogato della vita, di una vita
vissuta come si può. L'amore, il bisogno d'amore, il desiderio, invece,
non ammettono sostituti o sostituzioni. Però, Isa, come sanno bene le
lettrici dei romanzi rosa che traducevi anni fa, anche se non si
dimentica, si va avanti. Così ho fatto. Sono andato avanti, con la
sgradevole impressione che tutto quello che mi poteva
succedere mi fosse successo e che la vita non mi riservasse più niente
di particolare tranne la sua stessa fine. E il risultato, te lo dico
sinceramente, è stato che ormai, per quanto senza te, o qualcuno come
te, mi senta solo, scontento e deluso, vivo in pace con me stesso e con
gli altri. Con me perchè non faccio niente per turbare l'equilibrio che
ho faticosamente raggiunto, e con gli altri perchè non m'interessa
niente di loro: quelli cui dovevo qualcosa non ci sono più, e dei
rimanenti non m'importa proprio nulla." Federico Roncoroni- Un giorno, altrove
La sera è sempre la stessa storia che si ripete ininterrottamente da mesi: ti metti a letto e non sai come avviene quell'assalto che si concentra nella gola e ti fa scendere mille lacrime, come se queste potessero curarti le ferite. E i pensieri sono sempre troppi per una persona sola, e questo senso di vuoto che ti fa stare male, questo malessere che gli altri chiamano "attacco di panico", tu proprio non riesci a superarlo. E' che questi attacchi di panico, che ti fanno andare il cuore a mille, sono come quei pensieri, quelle persone che ti fanno male e di cui tu non riesci a prevedere l'arrivo, in modo da poterne limitare i danni. I danni, quelli ci sono sempre, a volte di più, altre meno, ma non mancano mai. Un po' credi faccia parte di questa tendenza di vivere come una disadattata alla vita, come qualcuno che si pone sempre ai margini, fuori da tutto quello in cui non riesce a identificarsi, fuori da quello a cui non riesce ad abbassare la testa. E il prezzo di ogni scelta alla fine, sei sempre pronta a pagarlo, è una questione di peso, il peso delle conseguenze che le tue azioni e non azioni portano con se. E la scelta stavolta è stata prenderti cura di te stessa, preoccuparti più di te che del resto del mondo, imparare a vivere come puoi, superando quei limiti evidenti che ti impongono questa malinconia perenne da cui difficilmente riuscirai a guarire. Se non puoi guarire da qualcosa, se non puoi sconfiggerla, e lei non ti ammazza prima, tanto vale allearti con lei ed essere una cosa sola. A volte lottare non serve poi a tanto, a volte basta accettare, accettarsi così rotti come si è, e tentare di andare avanti per come si può.
Ho giocato a vivere così, bevendo il passato a sorsi brevi delle poche cose che conosco farò mare pescoso dove l'esca dei miei ricordi troverà sempre qualcosa, lascerò quello che non conosco alla curiosità degli altri ora che la mia dignità è del tutto personale.
Le cose che ti cambiano tornano e tagliano
come le lame più affilate delle spade bucano
e non sbagliano.
Tiromancino- La distanza
Rincontrare qualcuno dopo otto anni e sentirsi dire di essere cambiati talmente tanto da essere irriconoscibili. Da un lato esserne sorpresi, dall'altro pensare che era prevedibile. Quelle condoglianze che arrivano a distanza di tre mesi, pronte a tagliare di nuovo quel velo sottile di carne che stai cercando di ricostruire. Ma forse sempre meglio di quelle che non sono mai arrivate. I cambiamenti mica li scegli, loro vengono da soli, sono come un uragano, ti mettono sottosopra e dopo ti ritrovi diversa, non sai se migliore o peggiore ma diversa. Quello che molti non capiscono è questa imposizione del cambiamento, che non è l'esercizio del tuo volere, ma semplicemente una condizione che viene e ti devi caricare addosso, volente o nolente, e se questa comporta anche un silenzio sempre più assordante, non puoi fare altro che abbassare la testa e tentare di andare avanti, se questa comporta il diventare passivi, senza reazioni aggressive, se comporta lo snaturarsi lentamente, non ci sono altre soluzioni che accettare, per quanto tu ti possa ostinare in questa ricerca di alternative inutile. E la mattina ti svegli, sempre un po' paranoica e confusa, e tenti goffamente di pianificare una giornata, con meno lassi di tempo possibili da dedicare al pensiero. Ma tutti questi progetti ogni giorno si rivelano fallimentari e il pensiero è sempre uno: come si potrebbe vivere meglio se ognuno di noi si assumesse le proprie responsabilità, senza giocare ad un continuo scarica barile, senza cercare giustificazioni per le proprie azioni nel mero "ma lo fanno tutti, ma l'ha fatto pure lui". Non c'entra quante persone lo fanno, se tu ferisci qualcuno hai il dovere di sentirti uno schifo per averlo fatto e non serve tentare di pulire la tua coscienza con queste constatazioni inutili del "è una cosa comune", perchè se è comune far male a qualcuno questo non smette mica di essere repellente e ingiusto. E una cosa almeno l'hai capita in questi primi giorni del 2014: che sei stanca di ripulire la coscienza degli altri, che non t'importa più di quante giustificazioni possano trovare, per certe cose non ne esistono, chi è in colpa deve avere il coraggio di assumersela, e non è un problema tuo il doverli sgravare dalla stessa. Per tutte le volte che ti sei sentita in colpa, non hai mai cercato qualcuno che ti ripulisse la coscienza, hai lasciato che il tempo e le tue azioni curassero le ferite per le cose che avevi fatto, perchè uno "scusa, mi dispiace", non basta mai. Le parole non bastano mai.
E' necessario che io sia coerente con me stesso per dare il peso giusto e un senso a tutto il resto ed è importante che non faccia cose in cui non credo per non confondermi e dover tornare indietro.
"Ma
perché non funziona tutto come nei film? Perché gli estranei in
metropolitana, invece che limitarsi a guardarti, non attaccano bottone
dicendoti che hai un sorriso bellissimo? Perché dopo trent’anni, in un
café del centro, non rincontri mai la persona per cui hai lottato?
Perché le madri fanno fatica a capire i propri figli e i padri ad
accettarli? Perché la frase giusta arriva sempre durante il
momento sbagliato? Perché non ti capita mai di correre sotto la
pioggia, di arrivare davanti al portone di qualcuno, farlo scendere,
scusarti e iniziare a parlare a vanvera per poi trovarti labbra a labbra
e sentirti dire: ‘non importa, l’importante è che sei qui’? Perché non
vieni mai svegliato durante la notte da una voce al telefono che ti
dice: ‘non ti ho mai dimenticato’? Se fossimo più coraggiosi, più
irrazionali, più combattivi, più estrosi, più sicuri e se fossimo meno
orgogliosi, meno vergognosi, meno fragili, sono sicura che non dovremmo
pagare nessun biglietto del cinema per vedere persone che fanno e dicono
ciò che non abbiamo il coraggio di esternare, per vedere persone che
amano come noi non riusciamo, per vedere persone che ci rappresentano,
per vedere persone che, fingendo, riescono ad essere più sincere di
noi.” David Grossman- Qualcuno con cui correre
Poche sono le cose in cui credi, ancora meno le persone di cui puoi dire di fidarti. Continua a impressionarti la facilità e la velocità con cui la gente cambia idea, i salti che fanno dalla a alla zeta senza considerare tutte le altre lettere dell'alfabeto. E ogni giorno quello stesso malore ti da la conferma che in qualche modo ancora esisti; quell'organo senza senso che comincia a battere all'impazzata e i polmoni che si svuotano per privarti dell'aria e della possibilità che tu possa proferire parola. Dicono che sia l'ansia, ed è quasi buffo se è veramente così, sentire qualcosa senza sentirla. Un paradosso: il pagare ex post cose di mesi fa, anche quando tu sai che non c'è niente da saldare. Forse è che in fondo non hai manco voglia di parlare, di dire cose a nessuno, come se ogni giorno quel filo spinato che ti coltivi dentro mette radici più profonde, che bloccano i pensieri prima che essi possano fuoriuscire e arrivare dove non devono. Ansia o no, stare male fa sentire ancora vivi, fa provare qualcosa, anche se non è bello, è già un punto di partenza per smettere di sentirsi un fantasma, senza peso. Forse sono anche i cambiamenti che ti spaventano, questo senso di precarietà che avverti, queste scarse certezze fatte di aria, questi ostacoli da saltare, tutte quelle cose a cui ha sbagliato a credere, tutte quelle cose, persone e situazioni che sono andate perdute, tutte queste corse che fai senza avere una meta. E' davvero così importante correre se non hai una meta? E' giusto pensare di andare senza sapere dove? E ti arriva forte e chiara la risposta: l'essenziale non è andare tanto per andare, correre come un pazzo senza meta, l'importante è sempre sapere dove stai andando, come e perchè lo stai facendo, e sopratutto la persona con cui lo stai facendo e vuoi farlo.
Vivere come volare
ci si può riuscire soltanto poggiando su cose leggere
del resto non si può ignorare
la voce che dice che oltre le stelle
c’è un posto migliore
un giorno qualunque ti viene la voglia
di andare a vedere, di andare a scoprire se è vero
che non sei soltanto una scatola vuota
o l’ultima ruota del carro più grande che c’è
Ma chiedilo a Kurt Cobain
come ci si sente a stare sopra a un piedistallo
e a non cadere
chiedilo a Marilyn
quanto l’apparenza inganna
e quanto ci si può sentire soli
e non provare più niente
non provare più niente
e non avere più niente
da dire
Vivere come nuotare
ci si può riuscire soltanto restando a pelo del mare
d’altronde non si può tacere
la voce che dice che in fondo a quel mare
c’è un mondo migliore
e proprio quel giorno ti viene la voglia
di andare a vedere, di andare a scoprire se è vero
che il senso profondo di tutte le cose
lo puoi ritrovare soltanto guardandoti in fondo
Ma chiedilo a Kurt Cobain
come ci si sente a stare sopra a un piedistallo
e a non cadere
chiedilo a Marilyn
quanto l’apparenza inganna
e quanto ci si può sentire soli
e non provare più niente
non provare più niente
e non avere più niente
da dire
Vivere come sognare
ci si può riuscire spegnendo la luce
e tornando a dormire
Ieri sera hai setacciato un vecchio quaderno d'appunti variegati che credevi, errroneamente, di aver butttato almeno nel dimenticatoio. Le date sono comprese tra il 2008 e il 2010, e le sensazioni a distanza di sei anni, non sono cambiate di una virgola, se non per il fatto che molte vicende le hanno amplificate tanto da costringerti a doverle accettare, tuo malgrado. Quello che mette la distanza tra ieri e oggi, sono tutte le goffe scuse che hai ricevuto, scuse fatte di niente. Tutta questa gente che nel corso degli anni ha sentito il bisogno di scusarsi, come se le scuse servissero a qualcosa oltre che a ripulire la loro coscienza. Forse a volte sarebbe meglio pensare, prima di far male a qualcuno, se il nostro comportamento può ferire o meno. Invece questo non ce lo chiediamo mai, agiamo e basta in virtù del principio per cui bisogna fare sempre il nostro bene. E a volte sei stanca di pronunciare sempre le stesse tre parole, quel "non fa nulla" e vorresti smetterla di rimettere a posto la coscienza degli altri, manco fosse una macchina che porti da un meccanico. Continui a non capire troppe cose e ti chiedi, se sei tu ad avere qualcosa che non va o sono le cose ad essere così incomprensibili. Spesso ti assale questo senso di vuoto dentro lo stomaco, questo groppo alla gola che non si scioglie mai, che riesce a trovare sollievo soltanto davanti alla sua tomba al cimitero, dove le lacrime continuano a scendere senza sosta, come se la diga che le trattiene si fosse spaccata a metà improvvisamente. Nel ricordo c'è sempre qualcosa d'ingiusto, c'è sempre qualcosa che sfugge, qualcosa di legato all'ultimo periodo, e per te ora il ricordo più vivo è quell'unico occhio che ti guarda speranzoso e triste al tempo stesso da un letto di ospedale, da una stanza troppo bianca, in una luce troppo forte e tu che nascondendo quello che sai, lo ricambi. Ci sono cose, sensazioni, fatti che non passano mai, nè dopo poco, nè dopo tanto.
E per tutti il dolore degli altri
è dolore a metà
si accontenta di cause leggere
la guerra del cuore
il lamento di un cane abbattuto
da un'ombra di passo
si soddisfa di brevi agonie
sulla strada di casa
uno scoppio di sangue
un'assenza apparecchiata per cena.
La domanda la coglie alla sprovvista. Mi guarda e prima di rispondere beve un sorso di whisky. Riconosce che prendere decisioni la spaventa ed è per questo che non ha mai saputo se fa quello che vuole o si limita a lasciarsi portare dalla furia degli eventi. Le palle da biliardo nella mia testa si fermano e mi lasciano godere di quella prima scintilla di acume. Prendo coraggio e le dico che è futile ostentare sicurezza, dato che il nostro stile è plasmato da critiche e atteggiamenti arroganti e solo gli sciocchi cedono alla lusinga. [...]
"E tu cosa sogni?"
"Quello che sognano tutti," dico guardando l'ometto giallo, "ma neppure in questo ho avuto fortuna".
Lei sorride e dice che la felicità non è un gioco d'azzardo.
[...] Le spiego che la felicità non è una delle mie priorità.>>
Efraim Medina Reyes- Quello che ancora non sai del pesce ghiaccio
Ci sono sensazioni in cui alla fine sei prigioniero, l'incapacità di ridere, per esempio. Quando stai per tanto tempo intrappolato dentro una scatola, uscirne ti causa sconforto, svenimento e smarrimento, come se tutto stesse girando attorno a te che non fai altro che restare fermo, con lo sguardo fisso su un punto da osservare, che si pone come unica garanzia possibile. Alla fine quello che ti lascia un anno disastrato è la sensazione d'intolleranza, di non riuscire più a sopportare frasi finte, gente finte, domande fatte per educazione che non attendono sicuramente le risposte che puoi dare. Chi non fa domande per sentire la risposta che vuole? Il problema è quando ti arriva la risposta che non vuoi e ti trovi costretto a far finta di niente. E allora per evitare l'indifferenza ti limiti a dare la risposta che cercano, quella che non crea problemi. E vai avanti per una stada e non sai se è lei che ha scelto te o tu che hai scelto lei. Scegliere o farsi scegliere? Il dilemma di 24 anni. E in fondo senti ancora il bisogno di non avere ragione, la necessità di poter trovare ancora una volta la forza di sorprenderti. Cerchi ancora qualcosa che possa stupirti.
When I dream I dream of your lips When I dream I dream of your kiss When I dream I dream of your fists Your fists.. Your fists
Leave me bleeding on the bed See you right back here tomorrow for the next round Keep this scene inside your head As the bruises turn to yellow The swelling goes down
And if you're ever around In the city or the suburbs of this town Be sure you come around I'll be wallowing in sorrow And wearing a frown Like Pierrot the Clown